Pubblicato il 21 gennaio 2026 su Punti di vista sul mercato

Oro verso nuovi record: i fattori che spingono il rally

Il rally dell’oro continua a sorprendere i mercati. Le tensioni geopolitiche, le incertezze sulla politica monetaria statunitense e un dollaro in progressivo indebolimento stanno spingendo il metallo prezioso ben oltre i livelli suggeriti dai modelli tradizionali. Secondo Gianni Piazzoli, CIO di Vontobel Wealth Management SIM, il movimento non è ancora arrivato al capolinea e il prezzo dell’oro potrebbe raggiungere quota 5.000 dollari l’oncia già nel corso del 2026.

Un mercato pronto a una nuova accelerazione

Nella lettura di Piazzoli, il mercato dell’oro si trova in una fase di equilibrio instabile. Dopo la forte salita degli ultimi mesi, non è escluso un periodo di consolidamento, ma il contesto resta favorevole a ulteriori strappi al rialzo. “Il prezzo si è spinto oltre i riferimenti fondamentali”, osserva il manager, “e nuovi catalizzatori potrebbero innescare rapidamente un’ulteriore accelerazione”. Tra questi figurano eventuali tagli dei tassi più rapidi del previsto, segnali di rallentamento macroeconomico o nuove tensioni geopolitiche in aree strategiche.

Geopolitica e Fed rafforzano il ruolo di bene rifugio

Il rally recente si inserisce in una dinamica senza precedenti. Nel solo 2025 l’oro ha aggiornato oltre sessanta nuovi massimi storici, arrivando il 12 gennaio a sfiorare i 4.630 dollari l’oncia. Alla base di questa corsa, secondo Piazzoli, vi è anche il clima di incertezza istituzionale negli Stati Uniti, innescato dalle vicende che hanno coinvolto la Federal Reserve e il suo presidente Jerome Powell. Eventi che hanno riacceso i dubbi sull’indipendenza della banca centrale e rafforzato la domanda di asset rifugio.
A questo si aggiunge uno scenario geopolitico fragile, che va dal cambio di regime in Venezuela alle proteste in Iran, fino al protrarsi del conflitto tra Russia e Ucraina. In parallelo, la politica economica statunitense e la percezione di una minore credibilità fiscale e monetaria stanno contribuendo alla debolezza del dollaro, un ulteriore fattore di supporto per il metallo prezioso.

Le banche centrali spingono la domanda strutturale

Oltre ai fattori ciclici, Vontobel evidenzia un cambiamento profondo nelle strategie delle banche centrali. Oggi, sottolinea Piazzoli, gli istituti monetari globali detengono più oro che titoli del Tesoro statunitense, un segnale di progressiva diversificazione delle riserve. L’aspettativa è che eventuali fasi di correzione vengano sfruttate per aumentare ulteriormente le posizioni, riducendo la probabilità di pressioni ribassiste significative.

Cina ed ETF come moltiplicatori del trend

Un ruolo chiave è giocato anche dalla Cina. La quota di oro nelle riserve ufficiali di Pechino si aggira intorno all’8,3 per cento, un livello inferiore alla media globale e che lascia ampio margine per nuovi acquisti. Secondo Piazzoli, un rafforzamento di questa strategia avrebbe un impatto rilevante sui prezzi nel medio periodo.
Parallelamente, stanno crescendo anche gli afflussi verso gli ETF legati all’oro, soprattutto dopo l’avvio del ciclo di taglio dei tassi da parte della Fed. Pur in aumento, questi flussi restano lontani dai massimi del 2020, suggerendo che la partecipazione degli investitori retail potrebbe ampliarsi ulteriormente.

Come posizionare il portafoglio

Alla luce di questi elementi, Vontobel ritiene che il potenziale dell’oro non sia esaurito, nonostante quotazioni già elevate. L’assenza di venditori strutturali e la solidità dei driver di domanda rafforzano il ruolo del metallo prezioso come asset strategico. La raccomandazione è di mantenere un’esposizione compresa tra il 3 e il 5 per cento all’interno di un portafoglio bilanciato, con l’obiettivo di proteggere il capitale dall’inflazione, dai rischi geopolitici e da un possibile ulteriore indebolimento del dollaro.


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