ELTIF 2.0: cosa cambia
L’Unione Europea ha intrapreso un percorso di profonda revisione degli strumenti finanziari volti a sostenere l’economia reale, culminato con l’entrata in vigore, il 10 gennaio 2024, del Regolamento (UE) 2023/606, comunemente noto come ELTIF 2.0. Questa nuova normativa modifica sensibilmente il precedente quadro dei Fondi di Investimento Europei a Lungo Termine (ELTIF), nato nel 2015 con l’obiettivo di incanalare il risparmio verso progetti infrastrutturali e piccole e medie imprese (PMI). La revisione si è resa necessaria a causa del limitato successo della prima versione dello strumento (ELTIF 1.0), che ha visto il lancio di soli cento fondi circa per un totale di 2,4 miliardi di euro raccolti. ELTIF 2.0 mira a rimuovere gli ostacoli normativi, semplificare la gestione e rendere questi prodotti finalmente accessibili a una platea più vasta di investitori.
Cosa prevedeva il regime precedente: i limiti di ELTIF 1.0
Il regime ELTIF 1.0 era caratterizzato da vincoli strutturali e di commercializzazione molto stringenti, che ne hanno frenato l’adozione sia da parte dei gestori che dei risparmiatori. Le regole di composizione del portafoglio imponevano che almeno il 70% del capitale fosse investito in attività ammissibili, lasciando poca flessibilità per la gestione della liquidità. Le attività stesse erano definite in modo rigido: ad esempio le attività reali dovevano avere un valore minimo di 10 milioni di euro e dimostrare un beneficio economico o sociale specifico.
Per quanto riguarda l’accessibilità, ELTIF 1.0 imponeva barriere significative agli investitori retail. Era richiesto un investimento minimo iniziale di 10.000 euro e il risparmiatore non poteva allocare più del 10% del proprio portafoglio finanziario complessivo in strumenti ELTIF, qualora il suo patrimonio fosse inferiore a 500.000 euro. Questi limiti, uniti alla natura esclusivamente chiusa dei fondi (senza possibilità di riscatto prima della scadenza), hanno reso lo strumento poco attraente per il mercato retail.
Le novità di ELTIF 2.0: flessibilità e ampliamento degli investimenti
Il nuovo regolamento ELTIF 2.0 introduce cambiamenti radicali per rendere il wrapper più versatile e competitivo. Una delle modifiche più rilevanti riguarda la soglia minima di investimento in attività illiquide, che scende dal 70% al 55% del capitale netto. Questa riduzione permette ai gestori di mantenere una quota maggiore di attività liquide (fino al 45%), facilitando la gestione operativa e l’implementazione di politiche di riscatto.
Anche l’universo degli asset ammissibili è stato notevolmente ampliato:
• Società quotate: La capitalizzazione massima per le imprese ammissibili sale da 500 milioni a 1,5 miliardi di euro, permettendo ai fondi di investire in una gamma più ampia di imprese.
• Attività reali: È stato rimosso il requisito del valore minimo di 10 milioni di euro e la necessità di dimostrare un beneficio sociale specifico, includendo quasi ogni tipo di asset fisico, come infrastrutture energetiche, trasporti e immobili.
• Fintech: Le imprese tecnologiche nel settore finanziario sono ora esplicitamente incluse tra gli investimenti ammissibili.
• Obbligazioni Verdi e Cartolarizzazioni: È ora possibile investire in European Green Bonds e in cartolarizzazioni semplici, trasparenti e standardizzate (STS).
• Fondi di Fondi: Gli ELTIF possono ora investire fino al 100% del proprio capitale in altri fondi europei (UCITS o FIA UE gestiti da AIFM UE), superando il precedente limite del 20% e favorendo strategie di diversificazione più spinte.
Per gli investitori italiani interessati a queste nuove opportunità, Fundstore offre l’accesso a una gamma di strumenti armonizzati alla normativa ELTIF 2.0, consultabili direttamente nel proprio catalogo ELTIF.
Implicazioni per gli investitori: democratizzazione e strutture “Evergreen”
La novità più dirompente di ELTIF 2.0 è la definitiva democratizzazione dell’accesso ai mercati privati. Il regolamento ha infatti eliminato completamente la soglia minima di 10.000 euro e il limite del 10% del portafoglio per i risparmiatori retail. Grazie a questa apertura, oggi è possibile accedere a comparti un tempo riservati agli istituzionali (come private equity e infrastrutture) anche con importi contenuti, come i 1.000 euro proposti da alcuni operatori.
Un altro pilastro del cambiamento è la possibilità di creare fondi open-ended o “evergreen”. Mentre ELTIF 1.0 prevedeva solo strutture chiuse con capitali vincolati per anni, ELTIF 2.0 consente sottoscrizioni e riscatti periodici prima del termine della vita del fondo, a condizione che siano soddisfatti requisiti rigorosi di gestione della liquidità. Questo permette agli investitori una gestione più dinamica del proprio patrimonio, pur mantenendo l’orizzonte di lungo periodo tipico dell’asset class.
La protezione dell’investitore rimane centrale: resta l’obbligo di fornire il KID (Key Information Document) e di sottoporre il cliente a un test di adeguatezza MiFID II per assicurarsi che lo strumento sia coerente con i suoi obiettivi e la sua tolleranza al rischio. Esaminando l’attuale offerta ELTIF disponibile su piattaforme specializzate, emerge come la trasparenza sui costi e sulle finestre di liquidità sia diventata un elemento chiave della documentazione informativa.
Tabella 1: Confronto strutturale tra ELTIF 1.0 e ELTIF 2.0

Fonte: Elaborazione su dati AFG e Morningstar.
Impatto sul mercato: lo sviluppo dei private markets europei
ELTIF 2.0 rappresenta un ulteriore catalizzatore per l’integrazione dei mercati dei capitali europei (Capital Markets Union). A seguito dell’introduzione nel 2024 del quadro normativo aggiornato, il mercato ELTIF ha finalmente cominciato a mostrare una solida traiettoria di crescita, con un volume di raccolta complessiva stimato intorno ai 20 miliardi di euro già dopo i primi 12 mesi. Il Lussemburgo si è confermato l’hub principale, avendo recepito circa i due terzi del volume totale della raccolta, seguito da Francia e Italia.
L’industria del risparmio gestito sta rispondendo con un’ondata di nuovi lanci sul mercato degli ELTIF, con il Private Credit che svetta tra le asset class più popolari tra i gestori, seguito da Infrastrutture e Private Equity.
Grafico 1: Crescita e Diffusione – Confronto tra ELTIF 1.0 e ELTIF 2.0

Fonte: Elaborazione su dati Morningstar.
Considerazioni finali
La transizione verso ELTIF 2.0 segna il passaggio dei fondi di mercato privato da strumenti di nicchia, con limitazioni operative e barriere all’ingresso, a veicoli finanziari moderni e capaci di collegare il risparmio privato al cuore produttivo del tessuto economico. La maggiore flessibilità nelle strategie di investimento, la possibilità di riscatti periodici e la rimozione delle soglie minime per i risparmiatori retail rappresentano un passo decisivo verso la creazione di un mercato dei capitali più profondo e resiliente. Nonostante la maggiore accessibilità, gli ELTIF restano strumenti complessi che richiedono una comprensione attenta del rischio di illiquidità e un orizzonte temporale coerente con le attività sottostanti. In sintesi, ELTIF 2.0 non è solo un aggiornamento normativo, ma un pilastro strategico per la sovranità finanziaria e la crescita sostenibile dell’Unione Europea.
Fonti:
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:32015R0760
https://www.efama.org/policy/eu-fund-regulation/european-long-term-investment-fund-eltif
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/MEMO_15_4423
https://www.morningstar.com/en-gb/business/insights/research/european-long-term-investment-funds
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