Prezzi dell’energia alle stelle: l’inflazione europea sale al 4% e la BCE si prepara al rialzo di dicembre
A ottobre l’inflazione dell’eurozona è salita al 4%, il valore più alto da tre anni e il doppio dell’obiettivo fissato dalla Banca centrale europea. Dietro la spinta ci sono soprattutto i rincari dell’energia, e secondo gli analisti il dato aumenta la pressione su Francoforte in vista dell’ultima riunione del 2026. La stima preliminare di Eurostat segna un aumento rispetto al 3,8% definitivo di settembre. L’inflazione core, che esclude energia e alimentari, è rimasta ferma al 2,5%, in linea con le attese.
Energia sotto i riflettori
Sul futuro dei prezzi pesano la guerra in Medio Oriente e le quotazioni del petrolio. Carsten Brzeski, responsabile macroeconomico globale di ING, segnala che l’arrivo dell’inverno e le scorte di gas basse potrebbero spingere al rialzo il prezzo del gas nelle prossime settimane, con effetti sui prezzi al dettaglio all’inizio del prossimo anno.
Michael Field, chief strategist per i mercati europei di Morningstar, vede invece un “barlume di speranza” nella stabilità dell’inflazione di fondo: il 2,5% non è lontanissimo dal target della BCE, e il fatto che non acceleri indica che gli effetti della guerra in Iran non si sono ancora trasmessi all’intera economia. Per ora, aggiunge, gli investitori considerano temporanei i possibili rialzi dei tassi nei prossimi mesi, ma questa convinzione potrebbe cambiare in fretta se l’inflazione continuasse a salire, con ripercussioni sulla fiducia dei mercati.
Il 29 ottobre la BCE ha lasciato il tasso di riferimento al 2,50%, avvertendo che il rincaro energetico crea rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita.
Il dettaglio per componente
L’energia resta il motore principale dei prezzi: l’inflazione del comparto è al 20,8%, dal 18,9% di settembre. I servizi salgono al 3,3% dal 3,2%. Alimentari, alcolici e tabacco aumentano dell’1,6% contro l’1,3% del mese precedente, mentre i beni industriali non energetici crescono dell’1,2%, rispetto all’1,1% di settembre.
Dicembre nel mirino
Per gran parte degli economisti la data è dicembre. Field la indica come quella più citata per un nuovo rialzo, e i mercati dei derivati scontano una probabilità dell’85% di un aumento di un quarto di punto alla riunione del 17 dicembre. Oltre quella data, i prezzi incorporano quasi altri due rialzi da 25 punti base, che porterebbero il tasso di riferimento verso il 3,25%.
Nicola Nobile, capo economista per l’Italia di Oxford Economics, osserva che i prezzi sono stati trainati da energia e alimentari mentre l’inflazione di fondo resta sostanzialmente stabile nonostante lo shock, ma ritiene che il dato rafforzi ulteriormente le ragioni, già solide, di una mossa a dicembre. Brzeski è d’accordo: l’inflazione complessiva più alta sostiene il rialzo, mentre quella core contenuta suggerisce un travaso limitato dei costi energetici sugli altri prezzi e quindi sconsiglia una stretta troppo aggressiva. Per l’economista di ING, in sostanza, i dati di oggi avvicinano la BCE all’aumento di dicembre.
Un quadro a macchia di leopardo
All’interno dell’area i risultati sono molto diversi. In Italia l’inflazione accelera dal 4,2% di settembre al 5,6%. In Francia sale al 3,8% dal 3,4%, nei Paesi Bassi al 3,3% dal 3,0%. In Germania cala invece al 2,8% dal 3,3%, grazie al taglio delle accise sui carburanti in vigore dal 1° ottobre, mentre in Spagna scende leggermente al 4,9% dal 5,0%. Tra tutti i Paesi dell’eurozona i valori vanno dal 6,1% della Lituania al 2,3% di Malta.
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