Pubblicato il 31 luglio 2026 su Punti di vista sul mercato

Reddito fisso e tecnologia: le due anime della raccolta nel secondo trimestre 2026

I movimenti di capitale nel secondo trimestre del 2026 raccontano una storia chiara: gli investitori, spaventati dall’incertezza politica, dal conflitto in Medio Oriente e dai timori per l’inflazione, hanno guardato con favore agli strumenti a reddito fisso. I fondi aperti e gli ETF, esclusi i comparti del mercato monetario, hanno registrato una raccolta netta di 188 miliardi di euro nel trimestre, in calo rispetto ai 203 miliardi del primo trimestre. Un arretramento che riflette la ridotta propensione al rischio causata dall’escalation delle tensioni in Medio Oriente.

La novità rispetto al trimestre precedente è il sorpasso dei fondi obbligazionari su quelli azionari: i primi hanno raccolto 84,1 miliardi di euro , contro i 75,7 miliardi del primo trimestre, mentre i secondi sono scesi a 72,4 miliardi. Un’inversione di tendenza che segna un cambio di passo nelle preferenze degli investitori.

I protagonisti del reddito fisso: inflazione e mercati emergenti

All’interno del comparto obbligazionario, i fondi indicizzati all’inflazione hanno attirato l’attenzione: per la prima volta dopo tre anni di deflussi, hanno registrato due trimestri consecutivi di raccolta positiva. Un segnale che gli investitori temono una ripresa dei prezzi e cercano strumenti per proteggere il potere d’acquisto dei propri risparmi.

Anche i fondi obbligazionari globali dei mercati emergenti hanno guadagnato appeal, grazie a rendimenti superiori rispetto a molti titoli governativi dei paesi sviluppati. In particolare, i paesi esportatori di energia – come la Nigeria – hanno beneficiato dell’aumento dei prezzi del petrolio e sono risultati geograficamente al riparo dalle strozzature dello Stretto di Hormuz.

L’eccezione è arrivata dall’Asia, dove il deprezzamento delle valute in diversi mercati di riferimento ha spinto gli investitori a cercare altrove. E dal Regno Unito, dove le turbolenze politiche continuano a pesare sui fondi obbligazionari corporate in sterline, che hanno prolungato un periodo di deflussi durato quasi tre anni, con un ammontare cumulato di 24 miliardi di euro.

Azionario: il richiamo dell’IA e di SpaceX

Dopo un primo trimestre in cui gli investitori avevano diversificato lontano dagli Stati Uniti, temendo una bolla dell’IA e una sopravvalutazione dei titoli large cap, il secondo trimestre ha segnato un ritorno in massa verso Wall Street . I solidi risultati delle trimestrali societarie e l’IPO di SpaceX , avvenuta a giugno, hanno riacceso l’interesse per il mercato americano.

Le categorie Azionari Internazionali Large Cap Blend e Azionari USA Large Cap Blend hanno raccolto complessivamente 88,2 miliardi di euro , più del doppio rispetto al totale del primo trimestre. Un segnale che l’appetito per il rischio legato alla tecnologia è tutt’altro che sazio.

Sul versante opposto, l’Europa ha sofferto. Il segmento Azionari Europa Large Cap Growth ha subito deflussi, penalizzato dall’aumento dei costi dei fattori di produzione per le società locali, dalle aspettative di un’inflazione energetica più elevata e dal conseguente rialzo dei tassi della BCE di 25 punti base a giugno.

Tematici e spaziali: il vento dell’innovazione

I fondi tematici hanno finalmente invertito la rotta, registrando un saldo positivo dopo diversi trimestri di difficoltà. La minore attenzione riservata dai responsabili politici statunitensi ai criteri ESG e alla sostenibilità aveva frenato l’interesse, ma la ripresa delle trimestrali e l’IPO di SpaceX hanno ridato slancio.

I fondi a tema spaziale hanno registrato afflussi per il settimo trimestre consecutivo, più che raddoppiando fino a 1,3 miliardi di euro . L’interesse è stato stimolato dalla quotazione di SpaceX e ha attirato nuovi operatori, tra cui Global X, VanEck e WisdomTree.

Asset reali: la copertura tangibile contro l’inflazione

Anche gli asset reali hanno riscosso successo. Gli investitori, alla ricerca di beni tangibili come copertura naturale contro l’inflazione, hanno convogliato 3,7 miliardi di euro verso questa categoria, invertendo quasi completamente i deflussi complessivi di 4,1 miliardi dei due trimestri precedenti.

Il focus principale è stato su petrolio e gas, con l’offerta sotto pressione e i prezzi in aumento che hanno alimentato l’interesse. Le difficoltà legate allo stoccaggio di tali risorse non hanno frenato l’entusiasmo.

Attivo vs passivo: la tendenza si consolida

La preferenza per gli strumenti passivi – ETF e fondi indicizzati – si è confermata per l’azionario, dove hanno assorbito la maggior parte dei capitali, mentre la gestione attiva è stata privilegiata per il reddito fisso.

BlackRock ha conquistato il primo posto nella classifica dei flussi con 36,4 miliardi di euro , grazie soprattutto alla gamma iShares. Il successo di SpaceX ha dato una spinta ulteriore: diversi fondi iShares hanno incluso il titolo già pochi giorni dopo l’IPO, attirando investitori desiderosi di partecipare al successo dell’azienda di Elon Musk. La piattaforma ha poi lanciato l’ETF iShares Space Technologies UCITS per capitalizzare l’entusiasmo.

Ad eccezione di Pimco e Natixis, tutti i gestori patrimoniali nella top ten dei maggiori afflussi del trimestre disponevano di una solida offerta di fondi passivi, a conferma del ruolo sempre più centrale degli ETF nel panorama degli investimenti globali.


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