Pubblicato il 2 luglio 2026 su Punti di vista sul mercato

Previdenza complementare, 4 italiani su 10 non si sono mai informati. I giovani sono i meno preparati

Nel giorno in cui entra in vigore il silenzio-assenso per l’adesione dei neoassunti alla previdenza integrativa, i numeri confermano ancora una volta la scarsa preparazione degli italiani e la loro tendenza a rinviare le decisioni sul futuro pensionistico. Quattro su dieci dichiarano di non essersi mai informati sul tema, circa un terzo ignora di poter spostare il proprio TFR dall’azienda a un fondo pensione e sette su dieci hanno una conoscenza limitata o nulla degli strumenti di risparmio e investimento. Il quadro emerge dalla ricerca condotta da Swg per Zurich su un campione di oltre duemila persone tra i 18 e i 64 anni, che mostra come i consulenti possano rivelarsi decisivi per invertire la rotta.

Il TFR? In tanti ancora convinti che in azienda sia più sicuro

Tra i lavoratori dipendenti, attualmente quasi la metà (45,5%) mantiene il Trattamento di fine rapporto in azienda. Solo tre su dieci (30,2%) lo hanno destinato a un fondo pensione, mentre nel 13,3% dei casi le somme accantonate confluiscono nel Fondo di Tesoreria Inps. Il TFR viene ancora percepito come una garanzia: per il 90,6% è infatti un tesoretto da utilizzare al momento del bisogno. Una visione da cui discende quella prudenza che porta il 64,3% a sentirsi più sicuro lasciandolo presso il datore di lavoro (percentuale che sale al 69,9% tra i Baby Boomer). Sul fronte opposto, i giovani sono più propensi a spostarlo in un veicolo di investimento con l’obiettivo di farlo fruttare: il 59,5% della Gen Z, contro una media del 47%.

Giovani meno informati

A questi comportamenti si accompagna tuttavia una conoscenza ancora disomogenea, soprattutto tra le nuove generazioni. Se quasi nove lavoratori su dieci (89,6%) sono consapevoli che una parte del TFR può essere richiesta in anticipo, solo uno su due (50,8%) conosce i dettagli di questa opzione. E il livello di consapevolezza si riduce ulteriormente nei più giovani: la possibilità stessa di trasferire il TFR a un fondo pensione resta sconosciuta al 42% della Gen Z. Tra questi, il 12,5% dichiara addirittura di non sapere con precisione di cosa si stia parlando.

“I dati raccontano un Paese consapevole del valore della pianificazione finanziaria ma che fatica a tradurla in scelte concrete, con esigenze molto diverse a seconda dell’età”, spiega Renato Antonini, amministratore delegato di Zurich Investments Life. Secondo Antonini, la riforma rende ancora più importante colmare la distanza tra consapevolezza e decisione. “In uno scenario caratterizzato da profondi cambiamenti demografici e da una crescente longevità, sviluppare una maggiore cultura della pianificazione significa aiutare le persone a costruire il proprio benessere di lungo periodo”.

Investimenti: giovani più propensi al rischio, ma poco preparati

Sul fronte del risparmio e della pianificazione, i dati parlano chiaro: un italiano su quattro (25,6%) ha attualmente sottoscritto prodotti di investimento per far fruttare i propri soldi, con una diffusione maggiore tra le generazioni mature (32,4% tra i Baby Boomer e 29,7% tra i Gen X). Resta tuttavia presente una forte inclinazione alla liquidità, declinata in forme diverse a seconda dell’età: il 21% dei sessantenni conserva una parte dei risparmi in contanti, il 22% dei Gen Z mantiene il denaro sul conto corrente e il 16% dei Millennial ricorre soprattutto a funzioni di “salvadanaio” virtuale.

La propensione al rischio si muove invece in direzione opposta: l’orientamento verso investimenti a rischio medio-alto riguarda il 23,3% dei giovani e il 23,5% dei quarantenni, contro il 16,9% della Gen X e l’11,5% dei Baby Boomer. Tuttavia, a questa maggiore apertura al rischio non corrisponde una preparazione adeguata. Il 69,8% degli italiani ammette una conoscenza limitata o nulla degli strumenti di risparmio e investimento, con il valore più elevato proprio tra la generazione più giovane (78,1%). Un divario che indica la necessità di un adeguato accompagnamento informativo.

Anche le difficoltà percepite assumono connotazioni diverse a seconda dell’età. Per i più maturi, l’ostacolo principale è la mancanza di risorse economiche (Baby Boomer 41,5%, Gen X 36,6%, contro il 25,3% della Gen Z). Per le nuove leve, invece, la pianificazione finanziaria viene vissuta come fonte di stress dal 31,3%, a fronte di una media del 22,9%. A pesare in modo trasversale è infine l’assenza di cultura e di una visione di lungo periodo, segnalata dal 33,7% del campione.

I consulenti finanziari restano il canale privilegiato

La ricerca mette in luce una diffusa e trasversale fatica a orientarsi. La difficoltà a trovare contenuti adeguati al proprio livello di conoscenza è avvertita dal 73% della Gen Z, dal 69% dei Millennial, dal 63% della Gen X e dal 56% dei Baby Boomer. Le modalità di informazione risultano sempre più eterogenee. Per i più giovani cresce il ricorso a nuovi canali: il 13% della Gen Z e il 12% dei Millennial seguono profili social di esperti e influencer. Gli assistenti basati su intelligenza artificiale sono già un riferimento per il 17,4% dei più giovani, mentre una quota significativa della popolazione (20%) continua a non informarsi affatto.

Il canale privilegiato resta comunque la figura del consulente finanziario , prima fonte di notizie per un italiano su quattro (28,4%) e in particolare per le generazioni mature (45% dei Baby Boomer, 32% della Gen X). Oltre due su tre (76,8%) riconoscono inoltre a banche e assicurazioni un ruolo rilevante nella divulgazione dei temi del risparmio e dell’investimento, con percentuali omogenee tra tutte le generazioni.


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