Pubblicato il 13 febbraio 2026 su Punti di vista sul mercato

Piazza Affari 2026: partenza a rallentatore. Ecco i settori che frenano e quelli che tirano

Dopo un 2025 da protagonista, in cui aveva sovraperformato gran parte delle piazze europee, Piazza Affari ha iniziato il 2026 con il freno a mano tirato. L’indice Morningstar Italy segna un +2,20% da inizio anno, ma si tratta di una performance inferiore di circa due punti percentuali rispetto al benchmark europeo (Morningstar Developed Market Europe) e lontana dai risultati di Borse come Oslo e Bruxelles. Quali sono le ragioni di questo avvio sottotono? L’analisi dei settori chiave del listino milanese offre alcune risposte chiare.

Il peso dei beni di consumo: auto e lusso frenano

Il principale fattore di debolezza è il comparto dei beni di consumo ciclici, che da inizio anno ha lasciato sul terreno il 15% del proprio valore, segnando quasi 9 punti percentuali in meno rispetto ai competitor europei. Un risultato pesante, considerato che il settore rappresenta circa il 12% della capitalizzazione complessiva dell’indice Morningstar Italy. A soffrire sono soprattutto due pilastri storici dell’economia e della Borsa italiana:

  • Il settore auto: Stellantis (STLAM), che pesa per il 2,6% dell’indice, ha visto il proprio titolo crollare del 35% dopo il profit warning lanciato dal management il 6 febbraio. Ferrari (RACE), nonostante la solidità del brand, arretra dell’11%.
  • Il lusso: Brunello Cucinelli (BC) perde il 15,83% e Moncler (MONC) arretra dell’11,94%, in continuità con le difficoltà già emerse nel 2025.

A questi si aggiungono le difficoltà del comparto tecnologico (-5,56%), penalizzato dalle vendite su Nexi (NEXI, -17,74%) e Reply (REY, -14,47%), e dei settori materie prime e salute, che complessivamente pesano per circa il 3,3% della capitalizzazione ma contribuiscono al clima di debolezza generale.

Bancari: il motore si è raffreddato

Se negli ultimi anni i titoli bancari sono stati il vero carburante di Piazza Affari, il 2026 si è aperto all’insegna del raffreddamento. Il comparto dei servizi finanziari, che da solo rappresenta il 45% della capitalizzazione dell’indice, sta sottoperformando i competitor europei (+1,78% contro +2,32%). Eppure, i numeri di bilancio non sembrerebbero giustificare questa cautela:

  • Intesa Sanpaolo (ISP) ha chiuso il 2025 con utili in crescita del 7,6%, ma il titolo segna un magro +0,76% da inizio anno.
  • UniCredit (UCG) ha sorpreso il mercato con utili in aumento del 13,6% e stime riviste al rialzo, guadagnando un più dignitoso +6,36%.

Il problema, secondo i fund manager italiani, è la percezione che la fase di consolidamento del settore sia ormai conclusa e che i margini di crescita futuri possano ridursi, rendendo meno scontato il traino dei bancari sul listino.

I settori che tengono: industriali, energia e utility

Non tutto è negativo a Piazza Affari. Tre comparti stanno infatti reggendo il confronto con l’Europa e contribuendo positivamente alla performance complessiva.

Industriali in spolvero

I beni industriali hanno guadagnato l’11,65% grazie ai grandi nomi del settore:

  • Prysmian (PRY) vola del +19,18%
  • Leonardo (LDO) sale dell’8,22%

Il comparto beneficia di un peso maggiore sull’indice italiano rispetto al benchmark europeo, amplificando l’impatto positivo di questi rialzi.

Energia: petrolio e tensioni geopolitiche

Gli energetici approfittano della risalita del prezzo del petrolio dai minimi di dicembre, trainata dalle tensioni in Venezuela e Iran:

  • Eni (ENI) segna +10,52%
  • Saipem (SPM) balza del +29,40%
  • Tenaris (TEN) guadagna il 19,50%

Utility: il contesto dei tassi aiuta

Le utility, tra i settori più performanti del 2025, confermano il buon momento anche nel nuovo anno (+8,51%). Il calo dei tassi di interesse favorisce il comparto, premiando in particolare:

  • Enel (ENEL) +9,36% (peso del 10,54% sull’indice)
  • Italgas (IG) +9,20%
  • Snam (SRG) +7,65%
  • Terna (TRN) +4,68%

Prospettive: un mercato a due velocità

L’avvio del 2026 fotografa una Piazza Affari a due velocità: da un lato i settori tradizionalmente legati ai consumi (auto, lusso) e la finanza faticano a trovare slancio; dall’altro, comparti più legati all’industria, all’energia e alle infrastrutture mostrano una salute robusta. Per il prosieguo dell’anno, la capacità del listino milanese di recuperare terreno rispetto all’Europa dipenderà dalla possibilità che i settori oggi in sofferenza riescano a invertire la rotta, o che quelli positivi mantengano un passo sufficiente a trainare l’intero indice.


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