Petrolio verso 100 dollari: perché il rilascio record di scorte non basta a fermare la corsa
I prezzi del petrolio continuano a correre, e questa volta nemmeno il più grande rilascio di scorte della storia sembra in grado di fermarli. Nonostante l’annuncio dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) di un rilascio record di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche dei paesi membri, il Brent sfiora quota 98 dollari al barile (+6,5%), mentre il WTI americano sale a 93 dollari (+6,4%).
La misura, che sulla carta avrebbe dovuto raffreddare gli animi, è apparsa immediatamente insufficiente agli occhi degli investitori. Il motivo? Il conflitto in Medio Oriente, a differenza di quanto ripetutamente dichiarato dal presidente americano Donald Trump, si sta rivelando tutt’altro che breve. E la tensione sull’offerta reale di greggio supera di gran lunga qualsiasi intervento sulle scorte.
Lo Stretto di Hormuz, il vero tallone d’Achille
Il nodo cruciale è sempre lo stesso: lo Stretto di Hormuz, quel passaggio obbligato attraverso cui transita abitualmente circa il 20% della produzione petrolifera mondiale. Teheran, in risposta agli attacchi israelo-americani, ha preso di mira il traffico marittimo nella regione, bloccando di fatto le esportazioni dei paesi del Golfo.
Le conseguenze sono drammatiche e immediatamente visibili. Iraq, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita sono costretti a ridurre la produzione di greggio, impossibilitati a esportare e con una capacità di stoccaggio limitata. Secondo l’AIE, si tratta di una riduzione di almeno 10 milioni di barili al giorno, la più significativa interruzione delle forniture di petrolio della storia.
A peggiorare il quadro, gli attacchi alle infrastrutture petrolifere si intensificano. Nelle ultime ore:
- Il Bahrein ha denunciato un nuovo attacco iraniano ai serbatoi di stoccaggio di idrocarburi.
- In Oman, i serbatoi di carburante del porto di Salalah sono andati a fuoco dopo un attacco con drone.
- L’Arabia Saudita ha annunciato un altro attacco contro il giacimento petrolifero di Shaybah, già preso di mira più volte.
Una “goccia nell’oceano”
In questo contesto, anche il rilascio record di scorte appare una misura insufficiente. Gli Stati Uniti, da soli, metteranno sul mercato 172 milioni di barili nell’arco di tre mesi, pari al 40% delle loro riserve strategiche. Complessivamente, i paesi AIE immetteranno circa 3,3 milioni di barili al giorno.
Ma per Arne Lohmann Rasmussen, analista di Global Risk Management, si tratta appunto di “una goccia nell’oceano”. Perché i numeri parlano chiaro: la riduzione della produzione nei paesi del Golfo è tre volte superiore al rilascio di scorte. E finché lo Stretto di Hormuz rimarrà bloccato, il deficit continuerà a crescere.
“Le notizie della notte scorsa non danno alcuna indicazione che il petrolio attraverserà presto lo Stretto di Hormuz”, commenta John Evans, analista di Pvm. Un’osservazione che fotografa perfettamente l’incertezza dei mercati.
L’energia come arma di pressione
Dietro la strategia iraniana c’è un calcolo politico preciso. Facendo salire i prezzi dell’energia, Teheran intende fare pressione sulla Casa Bianca in vista delle elezioni di medio termine di novembre. L’inflazione resta il tallone d’Achille dell’amministrazione americana, e un petrolio oltre i 100 dollari rischia di riaccendere tensioni sui prezzi al consumo.
L’Iran ha fatto sapere di essere pronto a una guerra prolungata, contraddicendo apertamente le dichiarazioni ottimistiche di Trump, che per la seconda volta in una settimana ha parlato di una conclusione “imminente” del conflitto. L’esercito israeliano, dal canto suo, ha assunto una posizione opposta a quella del suo alleato, affermando di avere ancora “una vasta gamma di obiettivi” in Iran.
Per i mercati, il messaggio è chiaro: la fine della guerra non è dietro l’angolo. E finché durerà il conflitto, il prezzo del petrolio resterà ancorato alle dinamiche dell’offerta reale, non agli annunci sui rilasci di scorte. I 100 dollari al barile, quel livello psicologico che tutti osservano, potrebbero essere solo l’inizio.
Fonte: Link
I suggerimenti di Fundstore
Il capitale non investito è soggetto a svalutazione dovuto a inflazione e altri fattori. In attesa del momento giusto per investire, Fundstore ti mette a disposizione un Conto Corrente Web che remunera il tuo capitale a un tasso vantaggioso, senza vincoli e senza limiti. Inizia a risparmiare oggi, scopri di più cliccando Qui
Fundstore Team
Il nostro gruppo di lavoro. Pubblichiamo articoli inerenti il funzionamento e le novità di Fundstore e facciamo una selezione del materiale più interessante che riceviamo dalle società di gestione.
Investi con Fundstore
Grazie a Fundstore puoi investire in modo semplice, autonomo, veloce e a costo zero.
Informativa Privacy