Pausa Fed: primo taglio dei tassi non prima di giugno. Ecco il perché
La Federal Reserve (Fed) ha deciso di mantenere una posizione di attesa, confermando che la fase di allentamento della politica monetaria dovrà attendere ancora qualche mese. Come ampiamente anticipato dagli analisti, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha tenuto invariati i tassi di interesse al termine della riunione del 28 gennaio, interrompendo il ciclo di riduzioni iniziato nel 2025.
La decisione, presa con un voto a maggioranza (10 a 2), mantiene il costo del denaro nel range tra il 3,50% e il 3,75%. I due dissensi interni, a favore di un ulteriore taglio, segnalano un dibattito ancora aperto, ma la linea guida dominante resta improntata alla massima cautela. Questo orientamento è sostenuto da un’economia americana che continua a mostrare una solidità inaspettata e da un mercato del lavoro sostanzialmente in equilibrio.
Il quadro economico che giustifica la pausa
Il Presidente Jerome Powell ha evidenziato come l’economia statunitense abbia “sorpreso ancora una volta per la sua forza”. I rischi di un marcato peggioramento sul fronte occupazionale e di una ripresa dell’inflazione si sono attenuati rispetto alla fine dello scorso anno, pur non essendo del tutto scomparsi.
“Riteniamo che la nostra politica monetaria sia in una buona posizione”, ha dichiarato Powell, sottolineando come la Fed sia ora “ben posizionata” per valutare i prossimi passi in base ai dati economici.
Il comunicato ufficiale riflette un quadro più equilibrato: l’espansione economica prosegue a ritmi solidi e le preoccupazioni per un rapido deterioramento del lavoro si sono ridotte. Un segnale importante è stata la rimozione dal testo di un passaggio che evidenziava rischi maggiori per l’occupazione rispetto all’inflazione, un chiaro indizio di una pausa prolungata.
Rimane, tuttavia, la questione centrale dei prezzi. L’inflazione è ancora giudicata “piuttosto elevata”, attestandosi circa un punto percentuale sopra il target del 2%, con progressi limitati nell’ultimo anno. Parte delle pressioni inflazionistiche è attribuita ai nuovi dazi commerciali, il cui impatto, secondo Powell, dovrebbe attenuarsi entro la metà del 2026.
Cosa si aspettano ora i mercati?
La reazione dei mercati finanziari è stata contenuta. Gli indici azionari hanno mostrato variazioni minime, mentre i rendimenti dei titoli di Stato USA (Treasury) restano su livelli elevati. Secondo i future sui tassi d’interesse, il primo taglio plausibile è ora prezzato per la riunione di giugno, in un periodo che potrebbe coincidere con l’insediamento del successore di Powell. Le attuali previsioni degli operatori indicano al massimo due riduzioni dei tassi nell’arco del 2026.
“La robustezza dell’economia americana dà alla Fed il margine per mantenere i tassi invariati, rinviando le decisioni ai prossimi dati macro”, commenta David Pascucci, Market Analyst di XTB. L’attenzione è già concentrata sulle statistiche di febbraio, in particolare sul rapporto sul lavoro (Non-Farm Payrolls) del 6 febbraio, che sarà determinante per orientare le mosse future della banca centrale.
Indipendenza della Fed: un principio ribadito
Uno dei temi centrali della conferenza stampa è stata la difesa dell’indipendenza della banca centrale. Di fronte alle domande sulle pressioni politiche e alle critiche ricorrenti, Powell ha ribadito l’importanza di rimanere al di fuori della competizione elettorale e di mantenere un solido rapporto di responsabilità (accountability) con il Congresso. Un messaggio chiave in un momento in cui le scelte di politica monetaria sono sempre più sotto i riflettori della politica.
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