Pubblicato il 1 ottobre 2026 su Punti di vista sul mercato

Metalli preziosi sotto pressione: ecco cosa c’entrano i rendimenti dei bond

La settimana si è aperta male per oro e argento, entrambi colpiti da un ribasso deciso legato alla risalita dei rendimenti obbligazionari in tutto il mondo. Quando i titoli di Stato tornano a offrire rendimenti più generosi, i metalli preziosi perdono terreno in termini relativi, proprio perché non pagano né interessi né cedole: un meccanismo che in queste ore ha trascinato al ribasso anche le quotazioni delle principali società minerarie quotate a Wall Street.

Guardando ai numeri, nelle prime battute di contrattazione il future sull’oro ha ceduto il 3,34%, scendendo a 4.176,80 dollari l’oncia, mentre lo spot ha perso il 3,27%, portandosi a 4.145,88 dollari. Ancora più marcata la flessione dell’argento, con i future arrivati a perdere il 5,1% a 61,52 dollari l’oncia e lo spot in calo del 4,92%, a 61,11 dollari.

La logica dietro il ribasso

Il filo conduttore di questo movimento è il rialzo dei rendimenti dei titoli governativi. Quando questi salgono, diventa più conveniente per gli investitori detenere strumenti che garantiscono un flusso cedolare periodico, piuttosto che un’attività come l’oro, il cui unico potenziale guadagno dipende dall’apprezzamento del prezzo. È il cosiddetto costo opportunità: più salgono i tassi, più costa, in termini relativi, tenere in portafoglio un asset che non produce reddito. Specularmente, quando i tassi scendono, o il mercato inizia a scontare un allentamento monetario, l’oro torna a essere più appetibile.

A questo si aggiunge l’attenzione ancora alta degli operatori sull’evoluzione dell’inflazione e sulle prossime mosse della Federal Reserve. L’ipotesi di ulteriori strette monetarie negli Stati Uniti rappresenta un ulteriore elemento di pressione sui metalli preziosi, proprio perché rafforza le aspettative di rendimenti obbligazionari ancora più elevati.

Non solo Fed: il ruolo delle banche centrali

Il quadro, però, non si esaurisce nella sola politica monetaria americana. Max Baecker, presidente di American Hartford Gold, ha osservato in una nota ripresa da CNBC come l’oro potrebbe restare sotto pressione qualora i rialzi dei tassi riuscissero effettivamente a riportare l’inflazione sotto controllo. Lo scenario cambierebbe, però, se l’inflazione dovesse dimostrarsi più ostinata del previsto, o se crescessero i timori su crescita e stabilità economica: in quel caso, la domanda di oro come bene rifugio e strumento di diversificazione tornerebbe a essere sostenuta.

C’è poi un fattore strutturale che va oltre il ciclo dei tassi: gli acquisti delle banche centrali. Secondo i dati citati da Baecker, nel secondo trimestre gli istituti centrali di tutto il mondo hanno acquistato complessivamente 289 tonnellate d’oro, un volume record. Si tratta di una tendenza che risponde più a logiche di gestione delle riserve nel lungo periodo che non alle decisioni di politica monetaria della Fed, e che quindi può continuare a sostenere il metallo giallo indipendentemente dall’andamento dei tassi americani.

Il contraccolpo sulle società minerarie

La correzione dei metalli si è naturalmente riflessa anche sui titoli delle società minerarie quotate negli Stati Uniti. Tra i produttori d’oro, Sibanye Stillwater ha ceduto il 7,92% nel pre-market, Harmony Gold Mining il 7,49% e Newmont il 4,72%. Non è andata meglio ai produttori d’argento: Silvercorp Metals ha perso il 7,13%, Endeavour Silver il 5,86% e Hecla Mining il 5,55%.

Si tratta di una reazione tipica del comparto: i ricavi delle società minerarie dipendono in larga parte dalle quotazioni delle materie prime estratte, il che le rende particolarmente esposte a qualsiasi oscillazione brusca dei prezzi di oro e argento, con un effetto di amplificazione sulla volatilità dei rispettivi titoli azionari.


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Nota sulla redazione: Questo articolo è stato elaborato con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale per finalità di assistenza redazionale ed è stato verificato e approvato dalla redazione prima della pubblicazione.

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