Pubblicato il 22 maggio 2026 su Punti di vista sul mercato

Investitori italiani più attenti ai costi, ma il rendiconto Mifid resta difficile da capire

Gli investitori italiani sono sempre più attenti ai costi degli investimenti, ma comprendere davvero quanto si paga e quale impatto abbiano le spese sui rendimenti resta ancora una sfida aperta. È quanto emerge dall’ultima indagine realizzata da Moneyfarm sul Rendiconto Costi e Oneri, il documento introdotto dalla direttiva MiFID II che gli intermediari finanziari devono inviare almeno una volta l’anno ai clienti per dettagliare tutte le spese sostenute.

L’indagine, condotta su un campione di 800 investitori consapevoli registrati sulla piattaforma e operanti presso diversi intermediari italiani, evidenzia un apparente paradosso: aumenta l’interesse verso trasparenza e costi, ma diminuisce la capacità di interpretarli correttamente.

Il paradosso dei costi: decisivi ma poco compresi

Secondo lo studio, oltre il 97% degli intervistati ritiene i costi determinanti o comunque rilevanti nelle decisioni di investimento. Nonostante ciò, la percentuale di chi dichiara di avere un’idea precisa delle spese sostenute è scesa dal 42% del 2025 al 38,9% del 2026. Un calo che segnala come l’attenzione non sempre si traduca in consapevolezza effettiva.

La conoscenza del Rendiconto Costi e Oneri mostra luci e ombre. Se il 59,3% degli investitori afferma di conoscere con certezza l’esistenza del documento, solo il 39,5% riesce effettivamente a reperirlo e consultarlo. Ancora più significativa la difficoltà nella comprensione: appena il 34,1% considera il Rendiconto chiaro ed esaustivo, in calo rispetto al 38% rilevato un anno fa.

Tra gli aspetti più complessi emerge soprattutto la valutazione dell’impatto dei costi sui rendimenti finali. Il 47% di chi incontra difficoltà indica proprio questo elemento come il principale ostacolo alla comprensione del documento. Un dato che segnala una chiara domanda di maggiore chiarezza su come le commissioni erodono il risultato degli investimenti nel tempo.

Informative poco utilizzate e cresce il dialogo con i consulenti

L’indagine mette in evidenza un utilizzo ancora limitato degli strumenti informativi previsti dalla normativa europea. L’informativa sui costi ex ante (consegnata prima dell’investimento) è sconosciuta al 35,8% degli investitori. Ancora meno diffusa la conoscenza della versione analitica del Rendiconto ex post, ignorata dal 61,1% del campione. Tra coloro che conoscono entrambe le informative, circa la metà le considera ugualmente importanti, mentre solo il 13% attribuisce maggiore utilità all’informativa preventiva.

Accanto a queste criticità emergono però segnali positivi sul fronte del coinvolgimento degli investitori. La quota di chi ha discusso il Rendiconto con il proprio consulente finanziario è salita dal 26% del 2025 al 34,4% del 2026. Cresce inoltre il desiderio di approfondire il contenuto del documento: il 66,9% degli investitori dichiara di voler comprendere meglio costi e oneri, con un incremento dell’11,5% rispetto allo scorso anno. Una tendenza che evidenzia una crescente domanda di educazione finanziaria, particolarmente forte tra le donne.

Donne più attente e consapevoli, Gen Z più critica

Le investitrici mostrano un livello di coinvolgimento superiore alla media. Il 72% delle donne intervistate dichiara di voler approfondire maggiormente il tema dei costi e della trasparenza. Inoltre, il 45% riesce a trovare e leggere facilmente il Rendiconto, contro il 39% degli uomini. Questa maggiore attenzione si accompagna però anche a una valutazione più severa del servizio ricevuto: il 42% delle donne considera infatti il costo della consulenza elevato rispetto al valore effettivo del servizio, contro il 34% degli uomini.

Il divario più marcato emerge a livello generazionale. La Generazione Z si distingue per una forte sensibilità ai costi e una netta preferenza per gli strumenti efficienti. Ben l’83% dei giovani investitori indica infatti gli ETF come la soluzione con il miglior rapporto costo-beneficio, la percentuale più alta tra tutte le fasce d’età. Allo stesso tempo, però, i più giovani risultano anche quelli che incontrano maggiori difficoltà nell’accesso alle informazioni: solo il 15% degli appartenenti alla Gen Z dichiara di aver trovato e letto il Rendiconto. Inoltre, il 54% ritiene eccessivi i costi della consulenza finanziaria.

Più consapevolezza, più preferenza per gli ETF

L’indagine conferma un legame diretto tra conoscenza dei costi e preferenza per gli ETF. Tra gli investitori che conoscono il Rendiconto e comprendono meglio l’impatto delle spese sui rendimenti, l’81,8% considera gli ETF il prodotto con il miglior rapporto costi-benefici, in forte aumento rispetto al 72,5% registrato nel 2025. La percentuale supera addirittura l’85% tra coloro che dichiarano di avere una chiara comprensione dei costi sostenuti, rafforzando il collegamento tra consapevolezza finanziaria e qualità delle decisioni di investimento.

Permangono tuttavia alcune incomprensioni sulla struttura reale delle spese. Quasi la metà degli intervistati ritiene erroneamente che i costi di distribuzione e consulenza incidano per meno del 20% sul totale delle commissioni pagate, attribuendo invece il peso principale ai costi di prodotto.

Lo studio evidenzia infine che una maggiore conoscenza degli strumenti informativi porta anche a una valutazione più positiva del servizio di consulenza. Tra chi conosce con precisione il Rendiconto, il 48,1% giudica i costi della consulenza adeguati o convenienti, contro il 37,6% di chi ha soltanto una conoscenza vaga del documento. Un segnale importante per gli intermediari: investire in trasparenza e educazione finanziaria non solo aiuta i clienti, ma migliora anche la percezione del valore del servizio offerto.



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