Investire nei Mercati Emergenti nel 2026: perché i flussi sono tornati e cosa aspettarsi
Dopo un triennio caratterizzato da deflussi e diffidenza, il 2025 ha segnato una netta inversione di tendenza per i mercati emergenti. Secondo l’analisi di UBS AM, l’asset class si presenta al 2026 con fondamentali più solidi e un quadro macroeconomico in significativo miglioramento, attirando nuovamente l’interesse degli investitori globali. I numeri parlano chiaro: nell’ultimo anno, azioni e obbligazioni dei Paesi emergenti hanno registrato afflussi per oltre 60 miliardi di dollari, secondo i dati JPMorgan. Un’inversione che, secondo gli esperti, potrebbe essere solo all’inizio, supportata da valutazioni ancora attraenti e da margini di manovra per future politiche monetarie accomodanti.
Fondamentali in miglioramento e credibilità ritrovata
La crescita del PIL dei mercati emergenti si è mantenuta stabilmente intorno al 4% negli ultimi anni, dimostrando una resilienza superiore alle attese nonostante il rallentamento delle economie trainanti come Cina e Stati Uniti. Questo dato riflette un miglioramento strutturale, confermato anche dall’evoluzione del merito di credito: dal 2023, le revisioni al rialzo dei rating sul debito emergente hanno superato i downgrade, segnalando una riduzione del rischio sistemico. Un ruolo chiave è stato giocato dalle banche centrali emergenti, che hanno reagito con tempestività alle pressioni inflazionistiche post-pandemia. I rialzi dei tassi hanno permesso di riportare l’inflazione sotto controllo, e oggi i tassi reali elevati offrono margini per eventuali allentamenti futuri, qualora il ciclo globale dovesse indebolirsi. Uno scenario che potrebbe rivelarsi particolarmente favorevole sia per il reddito fisso che per l’azionario.
Valutazioni ancora scontate e dollaro meno forte
Il quadro costruttivo è rafforzato dalle valutazioni. L’azionario emergente continua a trattare con uno sconto significativo rispetto a Wall Street, mentre il debito emergente offre rendimenti elevati rispetto alle medie storiche e ad altri segmenti del reddito fisso con rating comparabile. Particolarmente interessante appare il debito in valuta locale, che combina rendimenti reali interessanti e un potenziale upside legato a futuri tagli dei tassi, con il vantaggio aggiuntivo di una minore correlazione con i mercati del credito globali. A sostenere l’interesse contribuisce anche il progressivo ridimensionamento della narrativa dell'”eccezionalismo USA” e un dollaro meno forte, fattori che potrebbero favorire ulteriori flussi verso l’asset class.
I focus regionali: Asia, America Latina e Medio Oriente
Asia: tecnologia e autosufficienza
Le regioni manifatturiere tecnologiche del Nord Est asiatico, in particolare Corea del Sud e Taiwan, sono ben posizionate per beneficiare dell’espansione pluriennale degli investimenti in intelligenza artificiale e semiconduttori. Parallelamente, la spinta della Cina verso l’autosufficienza tecnologica – con stimoli fiscali lungo la catena di fornitura dell’AI – continua a sostenere il settore. L’India, nonostante un temporaneo rallentamento, può contare su driver strutturali di lungo termine: classe media in espansione, miglioramento delle infrastrutture, rapida digitalizzazione e dinamiche demografiche favorevoli.
America Latina: tassi reali elevati e nearshoring
In Brasile e Messico, i tassi di interesse reali sono tra i più elevati a livello globale, offrendo alle imprese locali potenziali benefici in caso di futuri tagli dei tassi. Per il Messico, si aggiungono le favorevoli dinamiche di nearshoring delle catene produttive e la rinegoziazione dell’accordo USMCA con Stati Uniti e Canada.
Medio Oriente: riforme e diversificazione
Nella regione del Golfo, in particolare Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, lo slancio delle riforme economiche e i flussi di investimenti diretti esteri legati alla diversificazione oltre il petrolio stanno creando un contesto favorevole per le aziende locali.
Prospettive 2026: un’opportunità da valutare
In sintesi, i mercati emergenti sembrano aver voltato pagina dopo anni difficili. La combinazione di fondamentali in miglioramento, valutazioni attraenti e un contesto macro più stabile li rende una componente potenzialmente preziosa in un portafoglio diversificato. La sfida, come sempre, sarà nella selezione geografica e settoriale, privilegiando quei Paesi e quei settori che mostrano i driver di crescita più solidi e sostenibili.
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