IA: cinque segnali di rischio da monitorare secondo Goldman Sachs
Il boom dell’intelligenza artificiale continua a sostenere mercati e valutazioni, ma cresce anche l’attenzione sui possibili eccessi. In una recente analisi, gli strategist di Goldman Sachs Dominic Wilson e Vickie Chang invitano gli investitori a osservare cinque indicatori che, alla fine degli anni Novanta, anticiparono lo scoppio della bolla dot-com. Secondo la banca americana, il mercato non si trova ancora in una fase paragonabile al 1999, quanto piuttosto a un momento simile al 1997, quando l’entusiasmo era già diffuso ma gli squilibri non erano ancora esplosi. Il rischio, spiegano gli analisti, è che con il proseguire degli investimenti in IA i prezzi degli asset inizino a muoversi più rapidamente dei fondamentali economici.
Investimenti in accelerazione
Il primo campanello d’allarme riguarda la spesa in conto capitale. Alla fine degli anni Novanta, gli investimenti in tecnologia e telecomunicazioni raggiunsero livelli eccezionalmente elevati, arrivando a rappresentare circa il 15% del PIL statunitense nel 2000, poco prima dello scoppio della bolla. Oggi l’attenzione è concentrata sui grandi gruppi tecnologici. Amazon, Meta, Microsoft, Alphabet e Apple sono avviate verso circa 349 miliardi di dollari di capex nel 2025, in larga parte legati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Storicamente, osserva Goldman Sachs, valutazioni molto elevate tendono a riflettersi nelle decisioni di investimento reale, alimentando potenziali eccessi.
Profitti solidi, ma da osservare
Un secondo segnale riguarda l’andamento della redditività. Nel ciclo dot-com, i profitti societari raggiunsero il massimo già nel 1997 e iniziarono a diminuire mentre le Borse continuavano a salire, contribuendo a gonfiare la bolla. Oggi la situazione appare più robusta. Il margine netto medio dell’S&P 500 si aggira intorno al 13,1%, sopra la media degli ultimi cinque anni. Tuttavia, Goldman ricorda che nel passato la flessione dei profitti precedette di diversi trimestri la fine del rally azionario.
Debito aziendale sotto controllo
Alla vigilia del 2000, la combinazione di investimenti elevati e profitti in calo spinse molte aziende verso un deficit finanziario, con il rapporto tra debito e utili che raggiunse il massimo nel 2001. Nel contesto attuale, alcune spese in IA sono finanziate anche tramite debito, come dimostra l’emissione obbligazionaria da 30 miliardi di dollari di Meta. Nel complesso, però, le big tech appaiono più caute rispetto al passato, con una quota rilevante dei capex sostenuta da flussi di cassa e livelli di indebitamento ancora lontani da quelli dell’era dot-com.
Politica monetaria come acceleratore
Un ruolo centrale è giocato anche dalla politica monetaria. Negli anni Novanta, il ciclo di riduzione dei tassi della Federal Reserve contribuì ad alimentare l’euforia sui mercati azionari. Anche oggi i tassi tornano al centro del quadro: la Fed ha già avviato una fase di allentamento e il mercato sconta ulteriori tagli. Secondo Goldman Sachs, tassi più bassi e liquidità abbondante possono amplificare le dinamiche rialziste, aumentando il rischio di valutazioni eccessive, un timore condiviso anche da investitori di lungo corso come Ray Dalio.
Il segnale degli spread di credito
L’ultimo indicatore riguarda l’andamento degli spread di credito, spesso trascurato ma rivelatosi cruciale prima dello scoppio della bolla internet. Negli anni che precedettero il crollo dei titoli tecnologici, gli spread iniziarono ad allargarsi con anticipo, segnalando un peggioramento delle condizioni finanziarie.
Gli spread misurano il premio richiesto dagli investitori per detenere obbligazioni societarie rispetto ai titoli considerati privi di rischio, come i Treasury. Un loro aumento indica una percezione di rischio crescente. Anche in passato, questo segnale emerse circa due anni prima del crollo definitivo.
Per Goldman Sachs, quindi, non è ancora il momento di parlare di fine del boom dell’IA. La lezione della storia suggerisce però di osservare con attenzione l’evoluzione dei fondamentali: le grandi bolle non si manifestano all’improvviso, ma lasciano spesso tracce riconoscibili lungo il percorso.
Fonte: Link
I suggerimenti di Fundstore
Il capitale non investito è soggetto a svalutazione dovuto a inflazione e altri fattori. In attesa del momento giusto per investire, Fundstore ti mette a disposizione un Conto Corrente Web che remunera il tuo capitale a un tasso vantaggioso, senza vincoli e senza limiti. Inizia a risparmiare oggi, scopri di più cliccando Qui
Fundstore Team
Il nostro gruppo di lavoro. Pubblichiamo articoli inerenti il funzionamento e le novità di Fundstore e facciamo una selezione del materiale più interessante che riceviamo dalle società di gestione.
Investi con Fundstore
Grazie a Fundstore puoi investire in modo semplice, autonomo, veloce e a costo zero.
Informativa Privacy