I giganti del tech spendono 725 miliardi per l’IA. Alphabet paga il prezzo più alto: flusso di cassa negativo per la prima volta
Alphabet, la holding che controlla Google, ha registrato un flusso di cassa libero negativo per 5,9 miliardi di dollari nel secondo trimestre del 2026, un risultato che ha colto gli analisti di sorpresa e ha fatto scivolare il titolo di oltre il 3% nelle contrattazioni after-hour. Si tratta di un evento senza precedenti nella storia della società, che per decenni aveva operato con un modello di business a basso impiego di capitale.
La causa è tutta negli investimenti massicci in infrastrutture per l’intelligenza artificiale : data center, chip proprietari e apparecchiature per l’addestramento dei modelli. Una scelta che sta trasformando radicalmente il profilo finanziario del gruppo, spingendolo verso una fase di alta intensità di capitale.
Spese in conto capitale in forte aumento
La direttrice finanziaria Anat Ashkenazi ha annunciato che le spese in conto capitale per il 2026 saranno comprese tra 195 e 205 miliardi di dollari , in rialzo rispetto alla precedente stima di 180-190 miliardi. Un incremento di 15 miliardi che riflette la corsa all’IA in cui Alphabet è impegnata insieme a Meta, Microsoft e Amazon, i cui budget complessivi per il 2026 superano i 725 miliardi di dollari.
“Prevediamo che il flusso di cassa libero rimarrà sotto pressione a causa dei nostri investimenti in infrastrutture tecniche”, ha dichiarato Ashkenazi, “ma questi investimenti ci consentono di sfruttare le opportunità offerte dall’IA e di continuare a generare rendimenti interessanti”.
La corsa all’IA e le ansie degli investitori
Prima di questi risultati, Google era considerata un’azienda leader nel settore dell’IA, meglio posizionata per reggere la corsa agli armamenti tecnologici grazie ai robusti flussi di cassa generati dal business dei motori di ricerca. L’elevato consumo di liquidità e l’aumento del budget per le spese in conto capitale rischiano però di alimentare l’ansia degli investitori, sempre più preoccupati per l’esposizione finanziaria del colosso di Mountain View.
Per finanziare gli investimenti, Alphabet ha accumulato quasi 100 miliardi di dollari di debiti e a giugno ha effettuato la sua prima vendita di azioni in oltre due decenni, raccogliendo circa 85 miliardi di dollari. Un’inversione di tendenza netta rispetto agli anni passati, caratterizzati da massicci riacquisti di azioni proprie. Ashkenazi ha precisato che la società sta attingendo sia al flusso di cassa operativo sia a finanziamenti tramite debito e capitale proprio, e che non ha intenzione di vendere ulteriori azioni oltre a quelle già annunciate. “Vogliamo assicurarci di avere un bilancio solido e resiliente”, ha affermato.
Il lato positivo: le vendite crescono
Nonostante la pressione sui conti, la strategia di Alphabet sta dando i suoi frutti sul fronte dei ricavi. La divisione cloud ha registrato una crescita dell’82% su base annua , raggiungendo i 24,8 miliardi di dollari nel trimestre. Un dato che dimostra come la spesa per l’infrastruttura IA si stia traducendo in effettivi aumenti delle vendite.
Il core business della pubblicità sui motori di ricerca è cresciuto del 17% a 63,3 miliardi di dollari, sebbene leggermente al di sotto delle attese degli analisti. Google ha guadagnato terreno nella corsa all’IA grazie a una strategia “full-stack” che combina chip proprietari, data center, modelli all’avanguardia e prodotti per i consumatori.
L’attenzione si sposta su Gemini 4
Il CEO Sundar Pichai ha dichiarato che l’azienda sta ora concentrando i propri sforzi e la potenza di calcolo sull’addestramento di Gemini 4 , il prossimo modello di punta. Ha inoltre aggiunto che il ritmo di rilascio dei nuovi modelli di Google aumenterà nei prossimi mesi, in risposta alla pressione competitiva di OpenAI, Anthropic e dei rivali cinesi che annunciano progressi tecnologici sempre più rapidi.
Un’azienda che cambia volto
Il trimestre appena chiuso segna un momento di svolta per Alphabet. L’azienda che per anni ha rappresentato il modello del business “leggero” – basato su software, pubblicità e margini elevati – si sta trasformando in un colosso ad alta intensità di capitale, costretto a investire somme enormi per non perdere la corsa all’intelligenza artificiale. Un cambiamento che gli investitori dovranno monitorare con attenzione nei prossimi trimestri.
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