Energie rinnovabili in borsa: il rimbalzo del 2026 è sostenibile? Pro e contro per investire
Dopo anni di sottoperformance, i titoli delle energie rinnovabili sono tornati a brillare nei portafogli degli investitori. Il 2025 ha segnato una netta inversione di tendenza per solare, eolico e clean-tech, settori che hanno superato ampiamente i benchmark di mercato. La domanda che tutti si pongono ora è se questa sia l’inizio di una ripresa strutturale o solo un rimbalvo temporaneo in un mercato tradizionalmente volatile.
I numeri parlano chiaro: nel 2025, l’indice Morningstar Global Renewable Energy (in euro) ha registrato un +10,0%, battendo sia l’indice globale azionario (+8,0%) che quello dell’energia tradizionale (+1,2%). Un risultato che interrompe un quadriennio negativo, segnato da tassi in rialzo, problemi alle supply chain e incertezze normative.
Non solo una questione di prezzi: i fondamentali migliorano
Secondo gli esperti, la svolta non è dovuta solo a valutazioni più convenienti. “Il rimbalzo è stato sia fondamentale che di valutazione, ma la componente fondamentale è stata molto più importante del previsto”, spiega Roman Boner, Senior Portfolio Manager di Robeco. Le aspettative, dopo anni di pessimismo, erano scese ben al di sotto della reale crescita degli utili aziendali del settore.
La stabilizzazione dei tassi di interesse ha aiutato, alleviando la pressione su attività ad alta intensità di capitale, ma non è stato l’unico motore. “L’economia dell’energia pulita è migliorata in modo indipendente”, afferma Natalia Luna, Analista Investimenti Tematici di Columbia Threadneedle. “Tecnologie mature come le rinnovabili sono oggi sempre più competitive rispetto alle alternative fossili”.
Un cambiamento epocale è nella domanda di elettricità. “Prevediamo che la crescita della domanda negli USA aumenterà di almeno quattro volte”, sottolinea Xavier Chollet, Gestore del Pictet – Clean Energy Transition Fund, citando come driver i data center per l’Intelligenza Artificiale, l’elettrificazione generale e il reshoring di industrie ad alto consumo (semiconduttori, batterie).
Prospettive 2026: normalizzazione ma non eccessi
All’inizio del 2026, le valutazioni del settore “si sono ampiamente normalizzate, ma non sembrano ancora eccessive se si considera il forte profilo di crescita pluridecennale”, osserva Boner. I titoli green continuano a essere scambiati a sconto rispetto al mercato globale, mentre i modelli di business diventano meno dipendenti dai sussidi.
Le aspettative, inoltre, sono più realistiche. I mercati ora prezzano una transizione energetica più graduale, con maggiore attenzione a fattori concreti come la sicurezza energetica, i vincoli delle reti, la resilienza climatica e la domanda trainata dall’IA.
I rischi da non sottovalutare
La storia del settore invita però alla selettività. I titoli delle rinnovabili sono notoriamente ciclici, sensibili ai tassi e alle politiche governative. I costi di finanziamento, sebbene ridotti, restano sopra i minimi storici. Una ripresa dell’inflazione o ritardi nei tagli dei tassi potrebbero riaccendere le preoccupazioni.
I rischi principali identificati dagli analisti sono:
1. Un nuovo rialzo dei tassi.
2. Investimenti insufficienti nelle reti elettriche, che diventano un collo di bottiglia.
3. Una domanda di energia dall’IA inferiore alle attese.
4. Inversioni di rotta politiche sfavorevoli.
“La transizione sta procedendo più velocemente di quanto reti e normative riescano a gestire”, avverte Boner.
Chollet di Pictet mette in guardia anche sul *come* investire: “Il rischio maggiore sono le strategie passive o quelle attive troppo aggressive su modelli di business in perdita, come alcune startup di veicoli elettrici o idrogeno”.
Flussi e considerazioni finali per gli investitori
Le performance positive hanno riattratto i capitali. Dopo nove trimestri di deflussi, i fondi europei esposti al clean energy hanno visto afflussi netti di quasi 900 milioni di euro solo nell’ultimo trimestre 2025.
“L’energia pulita è stata coinvolta nella reazione negativa verso l’ESG, ma la narrativa è cambiata”, spiega Hortense Bioy, Responsabile Ricerca Investimenti Sostenibili di Morningstar. “Oggi si parla pragmaticamente di sicurezza energetica, competitività industriale e affidabilità, attirando anche investitori non esclusivamente ‘green'”.
In conclusione, per i titoli delle energie rinnovabili la fase più facile del rimbalzo potrebbe essere conclusa. Il 2026 si prospetta come l’anno della selezione, dove disciplina, analisi dei fondamentali e focus sui segmenti più maturi (reti, efficienza, utility) saranno cruciali per cogliere un’opportunità di crescita che, nelle sue migliori espressioni, rimane strutturale e di lungo periodo.
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