Democratizzazione degli Asset Privati: perché gli ELTIF possono arricchire il tuo portafoglio (con le giuste accortezze)
Pubblico e privato si avvicinano. È una delle trasformazioni più interessanti nell’industria del risparmio gestito: gli asset privati, storicamente riservati a grandi investitori istituzionali, diventano accessibili anche ai risparmiatori retail. In Europa, il veicolo principale di questa democratizzazione è l’ELTIF (European Long-Term Investment Fund), nella sua versione 2.0. Un’opportunità reale per diversificare il portafoglio e accedere a potenziali rendimenti interessanti, a patto di conoscerne bene caratteristiche e rischi.
La crescita dei fondi semiliquidi
La nuova normativa ha rimosso molti ostacoli: investimenti minimi più bassi, maggiore flessibilità sugli asset eleggibili e l’introduzione dei fondi evergreen (o semiliquidi), a durata indefinita con finestre periodiche di entrata e uscita. Il risultato? Dal 2024 sono stati autorizzati 189 nuovi prodotti, circa la metà in struttura evergreen. Giganti come Apollo e KKR sono entrati nel settore, portando competenza e solidità.
Il mercato europeo è ancora in fase di sviluppo (circa 10 miliardi di euro a fine 2025, con 100 fondi attivi), ma il modello ha già dimostrato il suo valore negli Stati Uniti, dove i semiliquidi gestiscono circa 500 miliardi di dollari. Le premesse per una crescita significativa in Europa sono tutte sul tavolo.
Tre pilastri per investire con successo negli ELTIF
Per cogliere appieno le opportunità degli ELTIF senza spiacevoli sorprese, è utile tenere a mente tre principi fondamentali.
1. Orizzonte lungo, pazienza premiata. Gli ELTIF sono pensati per il lungo termine. L’illiquidità non è un difetto, ma una caratteristica strutturale che consente ai gestori di investire in asset reali non quotati. Chi ha un orizzonte temporale di almeno 5-7 anni può beneficiare del premio di illiquidità, storicamente positivo. La possibilità di bloccare i risparmi diventa un vantaggio: protegge dall’iperattività degli investitori che, come dimostrano gli studi Morningstar, tende a erodere i rendimenti.
2. Il premio di illiquidità esiste, ma va compreso. I fondi evergreen, pur dovendo mantenere una quota liquida (tipicamente 15-30%), offrono comunque un potenziale di rendimento aggiuntivo rispetto agli asset tradizionali. La sfida è saperlo quantificare e confrontare con le alternative. Un buon gestore saprà spiegare in modo trasparente come intende generare quel premio.
3. Selezionare il gestore: la vera chiave del successo. Negli asset privati, la dispersione dei risultati tra diversi fondi è molto elevata. Scegliere il gestore giusto fa la differenza. Non tutti gli ELTIF sono uguali: esperienza, track record, trasparenza delle commissioni e qualità del team di investimento sono fattori decisivi. Fare due diligence (o affidarsi a consulenti qualificati) non è un optional, ma un investimento nella propria sicurezza.
Un ruolo prezioso in portafoglio (se ben dimensionato)
I fondi semiliquidi non sono bacchette magiche, ma possono svolgere un ruolo strategico in un portafoglio ben bilanciato. Il private equity e il credito privato offrono esposizioni a fattori di rischio diversi da quelli delle obbligazioni governative o delle azioni large-cap. Seppur in certe fasi possano mostrare correlazioni con i mercati pubblici, nel lungo periodo rappresentano una fonte di diversificazione apprezzabile.
La bassa volatilità apparente dei rendimenti (dovuta all’assenza di quotazioni in tempo reale) non deve trarre in inganno: il rischio reale esiste, ma va misurato con strumenti adeguati. Per questo è fondamentale:
- Definire aspettative realistiche su rischio e rendimento;
- Verificare l’allineamento tra struttura del fondo, asset sottostanti e il proprio profilo di investitore;
- Dimensionare con prudenza la quota illiquida del portafoglio (ad esempio, non eccedendo il 10-20% del totale).
Costi e trasparenza: cosa guardare
I veicoli semiliquidi hanno costi generalmente più alti di quelli tradizionali, ma questo riflette la maggiore complessità della gestione di asset privati. L’importante è che le commissioni siano chiare e allineate agli interessi dell’investitore. Commissioni di performance con hurdle rate adeguati (soglie minime di rendimento prima di pagare il sovrappiù) e l’assenza di doppi livelli di costo sono segnali di buona governance.
La liquidità è gestibile: primo test superato
Il caso Greenman Open (fondo immobiliare tedesco che ha sospeso i riscatti nel 2025) ha fatto notizia, ma va inquadrato correttamente. Si è trattato di un evento isolato, relativo a una specifica strategia immobiliare, non a una crisi generalizzata del settore ELTIF. Anzi, ha dimostrato che i meccanismi di protezione previsti dalla normativa funzionano. Per gli investitori, l’insegnamento è semplice: diversificare tra più fondi e più gestori riduce il rischio di trovarsi con la liquidità bloccata.
Un’opportunità da cogliere con consapevolezza
I mercati privati per tutti sono una realtà entusiasmante. Gli ELTIF permettono di accedere a un mondo di investimenti un tempo riservato a pochi, con potenziali benefici in termini di rendimento e diversificazione. La chiave è approcciarli con la giusta preparazione: orizzonte lungo, selezione attenta del gestore, dimensione prudente in portafoglio e attenzione alla trasparenza.
Chi investe in ELTIF non sta semplicemente “comprando un prodotto”: sta partecipando alla crescita di aziende, infrastrutture e progetti reali. Con le giuste accortezze, può essere un’aggiunta preziosa a qualsiasi portafoglio ben costruito.
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