Bond globali sotto pressione: rendimenti da record e la strategia per navigare il mercato
L’impennata del costo dell’energia e lo spettro di un nuovo inasprimento monetario hanno rimesso i mercati obbligazionari nell’occhio del ciclone. Quella che alcuni operatori hanno già soprannominato “tempesta di settembre” ha trovato il suo innesco principale nelle dichiarazioni del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, giudicate ampiamente più hawkish del consueto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti in questo avvio di mese: i bond globali subiscono una forte pressione, alimentata dal ritorno dei timori inflattivi e dalle scommesse su futuri rialzi dei tassi. Negli ultimi giorni, complice anche l’acuirsi delle tensioni in Medio Oriente, i rendimenti dei titoli di Stato sono schizzati verso soglie che in molti casi non venivano toccate da quindici, venti e perfino trent’anni. Il riflettore si è così riacceso su un tema che sembrava essersi attenuato: la sostenibilità del debito, sia pubblico che privato.
Il termometro dei numeri
L’indice Bloomberg Global Treasury, uno dei barometri più seguiti, ha registrato quattro sedute consecutive di rialzo, toccando lunedì un rendimento medio superiore al 3,7%, il valore più elevato dal 2008. Tuttavia, è lo sguardo Paese per Paese a restituire l’ampiezza del sell-off, che non sta risparmiando alcuna area geografica. Negli Stati Uniti, il Treasury trentennale ha scavalcato la soglia del 5,3%, un picco che mancava dal 2007, mentre il decennale si è portato sopra il 4,7%, ai massimi da gennaio 2025. Nel Regno Unito, il Gilt a 30 anni ha sfiorato il 5,9%, ritornando sui livelli del 1998. In Giappone, il decennale si è avvicinato al 3%, una quota che non si vedeva dalla metà degli anni Novanta. Il Vecchio Continente non è da meno: il Bund tedesco a dieci anni ha valicato il 3,3%, ai massimi dal 2011, mentre l’OAT francese ha raggiunto punte che risalgono al biennio 2008-2009, risentendo anche del caos politico interno. In Italia, il Btp è salito fino al 4,22%, il livello più alto dal 2023.
Le leve dell’accelerazione: petrolio, debiti e AI
Le ragioni alla base di questa ondata ribassista sono molteplici e interconnesse. In primo luogo, il rincaro del greggio, con il Brent tornato oltre i 90 dollari al barile in scia alla ripresa degli scontri tra Stati Uniti e Iran, ha riacceso i riflettori sull’inflazione, rafforzando le aspettative di una ripresa del ciclo restrittivo da parte delle banche centrali. Warsh, dal simposio di Jackson Hole, ha ribadito che la lotta ai prezzi resta prioritaria, alimentando le speculazioni su un possibile intervento già a metà settembre e sulle ipotesi di più rialzi consecutivi.
A questo fattore contingente si aggiunge un fronte strutturale: la crescente preoccupazione per la tenuta dei conti pubblici. Il debito federale americano ha ormai superato i 40 trilioni di dollari, mentre in Europa Paesi come Francia e Italia si apprestano a rifinanziare ingenti quote di titoli in scadenza nei prossimi mesi. Lo stesso Segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, al G20 ha descritto un mondo “sommerso dai debiti”. A completare il quadro, le emissioni corporate restano sostenute, alimentate soprattutto dagli ingenti investimenti legati all’intelligenza artificiale. Ne consegue un eccesso di offerta globale che i mercati faticano ad assorbire se non a fronte di rendimenti più elevati.
Il reddito torna protagonista, ma con criterio
Per gli esperti del BlackRock Investment Institute, questo rialzo diffuso dei rendimenti ha restituito al reddito il ruolo di pilastro centrale nella performance dei portafogli. L’avvertimento, tuttavia, è chiaro: la mutevole natura del rischio richiede un approccio flessibile e mirato. Secondo le stime del colosso americano, il rendimento medio del proprio portafoglio strategico si attesta oggi al 5,6%, oltre il doppio rispetto al 2,3% di cinque anni fa. Inoltre, oltre l’80% dell’universo obbligazionario globale offre oggi un rendimento superiore al 4%. Le occasioni, insomma, abbondano, ma altrettanto fanno le insidie.
Gli analisti parlano infatti di un “nuovo regime macroeconomico”: lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e il ciclo di spesa in conto capitale più rapido della storia si stanno sviluppando in un contesto di scarsità di offerta, dove i vincoli energetici, lavorativi e geopolitici spingono verso una transizione dall’efficienza alla resilienza. Queste tensioni sulle risorse reali, secondo BlackRock, mantengono l’inflazione più persistente e accendono la competizione per capitali limitati.
Le scelte di portafoglio secondo BlackRock
Guardando a un orizzonte strategico di cinque anni o più, BlackRock predilige le obbligazioni governative a breve e media scadenza, mantenendo al contempo un sottopeso sugli indici di credito generici e sui titoli di Stato a lunga durata. Sul fronte degli asset alternativi, la preferenza va ai mercati privati orientati al reddito, con un focus sulle infrastrutture piuttosto che su quelli votati alla crescita, e con un’attenzione prioritaria ai flussi di cassa sottostanti.
Su un arco temporale tattico di 6-12 mesi, la raccomandazione è invece di privilegiare i rendimenti offerti dai governativi a breve scadenza e dal debito in valuta locale dei mercati emergenti. La nota conclusiva degli esperti sottolinea infine che le opportunità non si esauriscono nel reddito fisso tradizionale, ma si estendono a fonti non convenzionali, come le strategie di generazione di reddito tramite derivati su azioni.
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