BlackRock: l’inflazione ha toccato il picco, ma per la Fed la strada resta in salita
Il forte rialzo dei rendimenti obbligazionari a lungo termine è stata una delle dinamiche più rilevanti del 2026, e secondo Rick Rieder, direttore globale degli investimenti obbligazionari di BlackRock, il suo prossimo capitolo dipenderà in larga parte dall’evoluzione dell’inflazione. Rieder, che gestisce anche il fondo da 50 miliardi di dollari BlackRock Strategic Income Opportunities Fund, si dice convinto che le notizie sul fronte dei prezzi stiano per migliorare, anche se questo non renderà necessariamente più semplice il compito della Federal Reserve.
Il picco dell’inflazione è vicino
Secondo Rieder, l’inflazione core ha raggiunto, o sta per raggiungere, il proprio massimo ed è ormai destinata a scendere. Le sue previsioni indicano un rientro dell’indice PCE di fondo, che a luglio viaggiava al 3,3% su base annua, verso un livello intorno al 2,5% nei prossimi mesi. L’indice PCE complessivo, invece, continua a scontare il peso dei prezzi energetici, tenuti elevati dal contesto bellico internazionale.
A sostenere questo ottimismo, spiega il gestore, è anche una vera e propria rivoluzione nella produttività delle imprese, che stanno ottimizzando in modo sempre più efficace logistica, gestione delle scorte e approvvigionamento. Una dinamica che, secondo Rieder, renderà possibile nei prossimi due anni non solo l’arresto dei rialzi dei tassi da parte della Fed, ma anche l’avvio di un percorso di riduzione, probabilmente a partire dal prossimo anno, pur senza tempistiche precise.
I settori che tengono alta l’inflazione
A mantenere i prezzi su livelli elevati, secondo Rieder, sono soprattutto alcuni comparti specifici dell’economia: sanità, istruzione, assicurazioni e immobiliare. Si tratta di settori poco sensibili ai movimenti dei tassi di interesse e strutturalmente non ciclici, nei quali l’inflazione si è dimostrata particolarmente persistente.
Il caso dell’immobiliare, osserva il gestore, è quasi paradossale: i prezzi delle case restano alti proprio perché gli elevati tassi sui mutui frenano la costruzione di nuove abitazioni. Secondo i suoi calcoli, tenendo conto del costo attuale dei finanziamenti, i prezzi delle case dovrebbero scendere di circa il 35% per riallinearsi ai livelli correnti degli affitti. È uno dei motivi, spiega Rieder, per cui un ulteriore inasprimento dei tassi non risolverebbe il problema: settori come sanità, assicurazioni e istruzione universitaria rispondono a dinamiche complesse legate all’invecchiamento demografico e a fattori strutturali, non ai tassi overnight della banca centrale. Spingersi oltre con i rialzi, secondo questa lettura, rischierebbe di far scivolare l’economia in recessione, colpendo soprattutto piccole imprese, famiglie a basso reddito, giovani e aspiranti proprietari di casa: categorie che, attraverso mutui a tasso variabile, carte di credito e prestiti auto, stanno già pagando il prezzo più alto della stretta monetaria.
Cosa aspettarsi dalla Fed
Guardando ai prossimi mesi, Rieder ritiene probabile un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Fed entro fine anno, alla luce del tono delle comunicazioni ufficiali e dei tempi necessari perché l’indice PCE core si avvicini davvero all’obiettivo del 2%. Non esclude un secondo intervento nel 2027, ma la sua aspettativa di fondo resta quella di un rallentamento dell’economia accompagnato da un calo dell’inflazione, soprattutto se il contesto geopolitico dovesse stabilizzarsi.
Il piano di riacquisto del Tesoro USA
Sul fronte del debito pubblico, Rieder ha commentato anche l’annuncio con cui il Tesoro americano ha sorpreso il mercato lo scorso mese, intensificando gli acquisti di obbligazioni a lungo termine per contenere la risalita dei rendimenti. Secondo il gestore, è difficile stabilire con certezza quanto il piano stia effettivamente funzionando, ma il solo fatto che esista trasmette al mercato la sensazione che il Tesoro disponga degli strumenti per intervenire in caso di rialzi eccessivi dei tassi: finora, non si sono verificati movimenti bruschi e incontrollati sulla parte lunga della curva.
Rieder ha espresso un giudizio nel complesso positivo sull’operato del Segretario al Tesoro Scott Bessent, pur senza voler assegnare un voto preciso. Il nodo di fondo, spiega, riguarda la gestione di un debito pubblico che ha superato i 40mila miliardi di dollari: ogni rialzo dei tassi amplifica l’effetto degli interessi composti, e poiché l’89% del debito americano ha scadenza pari o inferiore ai due anni, riacquistare titoli a lungo termine finisce per accorciare ulteriormente la scadenza media del debito, quando l’obiettivo dichiarato sarebbe l’opposto: allungarla per rendere più stabile la struttura finanziaria del Paese nel tempo. Bessent, secondo Rieder, starebbe cercando di attenuare per quanto possibile questo effetto collaterale.
Dove si trova valore oggi nei bond
Quanto ai margini di ulteriore rialzo dei rendimenti a lungo termine statunitensi, Rieder stima un potenziale compreso tra 25 e 40 punti base. Proprio per questo, sottolinea, i tassi reali attuali rappresentano un’opportunità rara, quasi “una volta nella vita”, per fondi pensione, fondazioni e fondi di dotazione, soprattutto in un contesto di invecchiamento demografico. Lo stesso Rieder gestisce un ETF, lo iShares Flexible Income Active ETF, che oggi offre uno yield del 7,2% con una duration inferiore ai tre anni e un rating A-: condizioni che, dice, non si vedevano da decenni.
Guardando ai mercati internazionali, il gestore si dichiara per la prima volta da molto tempo favorevole ai titoli di Stato giapponesi a lungo termine, anche alla luce del nuovo orientamento della Bank of Japan verso rialzi dei tassi, e nonostante l’impatto dei movimenti giapponesi sui tassi americani sia oggi molto più contenuto rispetto al passato. BlackRock ha di conseguenza aumentato leggermente l’esposizione sia agli Stati Uniti sia al Giappone.
Tra le altre aree interessanti, Rieder cita il credito europeo, che offre rendimenti interessanti dopo anni di tassi negativi nell’Eurozona, e i mercati emergenti, dove l’inflazione sta rallentando in diversi Paesi. Anche il credito investment grade statunitense, fino a poco tempo fa poco attraente per gli spread compressi, è tornato a essere appetibile per investitori istituzionali come compagnie assicurative e fondi pensione, alla luce dei rendimenti attuali e della solidità creditizia del comparto: BlackRock ha di recente aumentato la propria esposizione in questa direzione.
I rischi legati alla corsa agli investimenti sull’intelligenza artificiale
Interrogato sull’impatto del boom di emissioni obbligazionarie legate al finanziamento dell’intelligenza artificiale sui rendimenti a lungo termine, Rieder lo giudica significativo. Secondo le sue stime, tra i 20 e i 25 punti base del rialzo dei tassi sono attribuibili al contesto bellico e ai prezzi del petrolio, mentre il resto riflette una combinazione di fattori diversi, tra cui un ruolo rilevante giocato dall’offerta di nuove emissioni.
Sul piano dei rischi per chi investe in obbligazioni, Rieder invita alla cautela ogni volta che un finanziamento è legato a una tecnologia emergente. Alcune operazioni collegate ai grandi operatori di data center, i cosiddetti hyperscaler, risultano interessanti perché questi soggetti dispongono di flussi di cassa prevedibili su orizzonti lunghi. Il rischio, osserva però il gestore, è che non tutte le realtà coinvolte abbiano la stessa solidità finanziaria, o che il ritorno sull’investimento si riveli inferiore alle attese: molto dipende dall’esecuzione dei progetti, dalla disponibilità di energia sufficiente e dall’effettiva installazione delle infrastrutture tecnologiche necessarie. Per questo, in ogni operazione analizzata, BlackRock valuta con attenzione il rischio di esecuzione, l’evoluzione tecnologica, la durata del finanziamento e l’identità del debitore finale.
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