Bank of England tiene i tassi al 3,75%, ma i falchi crescono: tre membri già pronti al rialzo
Come già fatto dalla BCE e dalla Federal Reserve, anche la Bank of England ha scelto la via dell’attendismo nella riunione di luglio. I tassi d’interesse britannici rimangono quindi fermi al 3,75% per la quinta volta consecutiva. Tuttavia, il segnale più significativo che emerge dalla riunione del Monetary Policy Committee (MPC) è un altro: il numero dei membri favorevoli a un rialzo è salito a tre , segnando una spaccatura interna più profonda di quanto i mercati si attendessero.
Il governatore Andrew Bailey ha quindi scelto di prendere tempo, confortato dal dato sull’inflazione di giugno che ha fornito un po’ di respiro. Ma con il carovita che resta saldamente al di sopra dell’obiettivo, il quadro rimane incerto. L’attenzione degli operatori è ora rivolta all’ultimo trimestre dell’anno, quando i mercati scontano un primo rialzo, e al 2027, quando ne prevedono un secondo.
La minoranza falco si allarga: tre voti per la stretta
La sorpresa della riunione è stata la scelta di Catherine Mann di cambiare schieramento e unirsi al capo economista Huw Pill e a Megan Greene nel votare per un aumento di 25 punti base. La motivazione addotta da Mann è chiara: a farle cambiare idea è stato il fallimento del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran e la conseguente ripresa del conflitto in Medio Oriente, che ha riacceso i prezzi energetici.
Bailey ha però giustificato la scelta della maggioranza sottolineando che, se le condizioni globali appaiono più incerte e inflazionistiche, quelle interne restano nel complesso più favorevoli sul fronte dei prezzi. Nel comunicato finale, la BoE ha anche ribadito che la politica monetaria non può influire direttamente sui prezzi dell’energia, ma deve essere calibrata per riportare l’inflazione in modo sostenibile verso l’obiettivo del 2%, restando pronta ad agire se necessario.
Inflazione in discesa, ma i rischi restano
Il dato decisivo che ha permesso a Bailey di mantenere la rotta è stato l’indice dei prezzi al consumo di giugno, sceso oltre le attese al 2,6% , il minimo da 15 mesi. Un dato incoraggiante, ma le proiezioni della banca centrale restano prudenti: il carovita è atteso in risalita verso il 3,2% nella seconda metà dell’anno e dovrebbe restare al di sopra del target fino ai primi mesi del 2028.
Lo scenario prospettato dalla BoE è leggermente più favorevole rispetto alle proiezioni trimestrali di aprile, ma si basa sull’ipotesi – condivisa dai mercati, non dalla maggioranza degli economisti – di un aumento dei tassi nell’ultimo trimestre 2026 e di un altro nel 2027. Il Comitato ha comunque indicato che il rischio principale resta quello di effetti di secondo impatto su prezzi e salari, anche se le evidenze in tal senso sono per ora limitate, complice la debolezza della domanda di lavoro e una crescita salariale nel settore privato ai minimi dal 2020.
L’incognita Burnham: il nuovo governo e le misure sul costo della vita
A pesare sull’orientamento prudente della BoE c’è anche l’arrivo del nuovo premier laburista Andy Burnham , che ha appena sostituito Keir Starmer. Il nuovo esecutivo ha messo il costo della vita al centro della propria agenda, con misure come l’eliminazione di una tassa sulle bollette elettriche domestiche. Secondo le stime della stessa BoE, questo provvedimento potrebbe contribuire a ridurre l’inflazione di circa un decimo di punto percentuale.
Al momento, tuttavia, mancano ancora indicazioni precise sulle altre misure che il governo intende introdurre e, soprattutto, sulle relative coperture finanziarie. Un elemento di incertezza che il governatore Bailey ha scelto di non sottovalutare.
I gestori: un rialzo a settembre non è da escludere
Simon Dangoor, deputy chief investment officer of fixed income di Goldman Sachs Asset Management , ritiene che per ora la BoE sia a proprio agio nel lasciare invariata la politica monetaria, grazie ai dati incoraggianti sull’inflazione e a un orientamento già restrittivo. Tuttavia, avverte che “il perdurare delle tensioni in Medio Oriente potrebbe cambiare il quadro, mantenendo aperta la possibilità di un intervento nel meeting di settembre”.
Sulla stessa linea Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm , secondo cui la scelta del MPC conferma un approccio prudente in attesa di maggiore visibilità. “Il fatto che tre membri su nove abbiano già votato per un rialzo segnala che l’ipotesi di un’ulteriore stretta resta sul tavolo qualora i prezzi dell’energia restassero elevati”, osserva Flax. Un’eventuale nuova accelerazione dell’inflazione nella seconda parte dell’anno non sarebbe da escludere.
Per gli investitori, il messaggio rimane quello di sempre: “Cercare di anticipare la prossima decisione della Banca d’Inghilterra è meno importante che costruire portafogli capaci di affrontare contesti diversi”, conclude Flax. Un approccio diversificato, orientato alla qualità degli investimenti e supportato da una visione di lungo termine, resta la strategia più efficace in attesa che il quadro energetico e geopolitico torni più stabile.
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