Dazi USA: l’Occidente rischia la guerra commerciale?
L’annuncio dei nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti ha scatenato un’ondata di reazioni diplomatiche e politiche in tutto il mondo, lasciando i governi impegnati a cercare contromisure e a fare appelli al dialogo. La situazione attuale rischia di destabilizzare ulteriormente un’economia globale già sotto pressione per diversi fattori geopolitici e finanziari.
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha definito i dazi un “duro colpo” per l’economia globale e ha sottolineato la necessità di un confronto immediato, sebbene abbia confermato che l’Europa si sta già preparando a reagire con un proprio pacchetto di contromisure. Questo doppio approccio diplomatico, da una parte aperto al dialogo e dall’altra pronto a rispondere con fermezza, è diventato il tratto distintivo della strategia europea.
In Italia, la premier Giorgia Meloni ha espresso una forte contrarietà alle misure americane, definendole “sbagliate” e invitando alla cooperazione per evitare una guerra commerciale che finirebbe per indebolire l’Occidente, favorendo invece altri attori globali. Un messaggio chiaro che evidenzia il timore italiano che un conflitto commerciale tra alleati possa avere conseguenze più ampie sulla stabilità geopolitica.
La Francia appare più combattiva: Sophie Primas, portavoce del governo, ha parlato apertamente di “guerra commerciale”, minacciando contromisure mirate ai servizi digitali americani. Il presidente Emmanuel Macron ha inoltre immediatamente convocato le aziende francesi più colpite dai nuovi dazi per definire una strategia di risposta comune. La reazione francese mostra chiaramente che Parigi è pronta a difendere con fermezza i propri interessi economici.
In Germania, prevale l’approccio pragmatico: Berlino sostiene la ricerca di una soluzione negoziata, ma non esclude reazioni coordinate con l’Europa. L’associazione automobilistica tedesca VDA ha però sottolineato che la decisione americana rischia di compromettere il sistema commerciale internazionale basato su regole condivise, creando così incertezze economiche che potrebbero avere impatti negativi a lungo termine.
Dal Regno Unito, invece, emerge un atteggiamento più cauto. Il Segretario al Commercio Jonathan Reynolds, pur dichiarandosi deluso, ha invitato alla calma e ha evidenziato come Londra si trovi in una posizione relativamente più vantaggiosa rispetto ad altri Paesi europei. È evidente il tentativo britannico di mantenere buoni rapporti con Washington dopo la Brexit, cercando di minimizzare le tensioni.
La Polonia, per voce del premier Donald Tusk, sottolinea la necessità di “reciprocità”, un messaggio che riflette una visione equilibrata dei rapporti internazionali ma con una chiara aspettativa di rispetto e reciprocità da parte americana.
Reazioni simili arrivano dalla Danimarca e dall’Irlanda, che vedono nel protezionismo americano un rischio di perdita generalizzata: nessuno vincerebbe da un confronto commerciale. Lars Lokke Rasmussen, ministro degli Esteri danese, ha enfatizzato il valore della solidarietà europea come chiave per rispondere in maniera proporzionata e efficace.
La Svizzera, colpita direttamente con dazi al 31%, ha ribadito il proprio impegno a favore del diritto internazionale e del libero scambio. La presidente Karin Keller-Sutter ha annunciato che il governo elvetico prenderà presto decisioni mirate a difendere l’interesse nazionale.
Guardando oltre i confini europei, la Cina è stata netta nel richiedere l’immediata cancellazione dei dazi, sottolineando come la guerra commerciale non abbia vincitori. Pechino ha già annunciato possibili contromisure, aumentando così il rischio di un ulteriore inasprimento dei rapporti già tesi con Washington.
Preoccupazione condivisa anche da Corea del Sud e Giappone. Entrambi hanno definito la situazione estremamente negativa, con Seul pronta a mobilitare tutte le risorse del governo per gestire la crisi, mentre Tokyo chiede con forza agli USA di escludere il Giappone dalle nuove misure.
Paesi come Australia, Canada, Brasile, Colombia e Thailandia hanno espresso forte disapprovazione, ciascuno indicando possibili contromisure. Il Canada, in particolare, ha annunciato azioni decise contro le nuove tariffe, indicando come questo provvedimento potrebbe cambiare radicalmente il panorama del commercio internazionale.
Queste diverse reazioni mostrano chiaramente che il protezionismo rischia di creare fratture pericolose in un momento storico già difficile. Il messaggio che emerge dalla comunità internazionale è che un confronto aperto e costruttivo sia l’unica via sostenibile per preservare stabilità e prosperità economica globale.
Fonte: Link
I suggerimenti di Fundstore
Il capitale non investito è soggetto a svalutazione dovuto a inflazione e altri fattori. In attesa del momento giusto per investire, Fundstore ti mette a disposizione un Conto Corrente Web che remunera il tuo capitale a un tasso vantaggioso, senza vincoli e senza limiti. Inizia a risparmiare oggi, scopri di più cliccando Qui
Fundstore Team
Il nostro gruppo di lavoro. Pubblichiamo articoli inerenti il funzionamento e le novità di Fundstore e facciamo una selezione del materiale più interessante che riceviamo dalle società di gestione.
Investi con Fundstore
Grazie a Fundstore puoi investire in modo semplice, autonomo, veloce e a costo zero.