Mercato del lavoro USA, inflazione e tassi: come posizionarsi sui bond tra Fed, BCE e BoE
Con una risoluzione in Medio Oriente che appare ora più probabile, l’attenzione degli investitori si sta spostando dalla geopolitica alle politiche economiche e ai dati macroeconomici. Due cose sono chiare. In primo luogo, i dati statunitensi più solidi stanno riducendo la prospettiva di tagli dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve e rendendo più probabili dei rialzi nel corso del prossimo anno. In secondo luogo, sebbene la visione sia diventata più “da falco”, lo sono diventate anche le aspettative del mercato. Si ritiene ancora che ci sia una probabilità leggermente superiore che la Fed rimanga ferma (“in surriscaldamento”) rispetto a quanto implicito nei mercati.
Il mercato del lavoro USA: più forte, non più rigido
Il rapporto sui dati per l’occupazione negli Stati Uniti di maggio ha rafforzato una tendenza che era già emersa: il mercato del lavoro ha smesso di indebolirsi e sta ora rimbalzando. Questo è un elemento cruciale per la Fed e, di conseguenza, per gli investitori del reddito fisso.
Per ora, i dati indicano un mercato del lavoro più forte, ma non ancora più rigido (condizione che tipicamente alimenta l’inflazione). Tuttavia, anche se gli Stati Uniti mantenessero un ritmo di 100.000 nuovi posti di lavoro mensili da oggi fino a dicembre – ben al di sotto della recente media trimestrale di 188.000 (che potrebbe essere stata gonfiata dalle assunzioni legate ai Mondiali di calcio) – le buste paga registrerebbero comunque una crescita di quasi l’1% su base annua. Un ritmo che la capacità di offerta del mercato del lavoro non può sostenere. Quindi, anche se la crescita dell’occupazione dovesse rallentare a circa la metà del suo ritmo recente, un irrigidimento del mercato del lavoro nella seconda metà del 2026 diventerebbe quasi inevitabile.
L’inflazione: ancora troppo alta
Sul fronte dell’inflazione ci sono alcune buone notizie. La stagionalità contribuisce a prospettive estive più favorevoli e la pressione legata ai dazi (stimata in 70-90 punti base sul PCE core) dovrebbe tendere allo zero nella seconda metà dell’anno. Tuttavia, queste condizioni favorevoli saranno compensate da fattori avversi di pari entità. Il pieno impatto dell’aumento dei prezzi dei chip di memoria e di una più ampia inflazione tecnologica deve ancora ripercuotersi sui consumatori. Al di fuori dell’elettronica, le pressioni sulla catena di approvvigionamento e i prezzi più elevati delle materie prime stanno spingendo al rialzo anche l’inflazione dei beni core.
La riapertura dello Stretto di Hormuz aiuterà, ma è improbabile che risolva il problema. Nel complesso, ci si aspetta che l’inflazione core rimanga relativamente invariata, mentre l’inflazione generale rimarrà probabilmente al di sopra del 3%, a meno che il petrolio non torni ai livelli pre-guerra. In sintesi, l’inflazione è ancora troppo alta.
Gilt britannici: una visione migliorata
La view positiva sulle obbligazioni australiane e canadesi rimane invariata: entrambi restano i mercati obbligazionari preferiti. Tuttavia, la view sui Gilt britannici è stata rivista al rialzo. Con l’attenuarsi dei timori energetici grazie alla maggiore probabilità di un accordo con l’Iran, non ci si aspetta che la Banca d’Inghilterra aumenti i tassi, nonostante alcuni rialzi siano ancora scontati dal mercato. La debolezza del mercato del lavoro, insieme a un graduale (seppur irregolare) miglioramento delle pressioni inflazionistiche interne – come la crescita dei salari e l’inflazione dei servizi – sostiene questa visione.
La BCE lancia un segnale “da falco”
La BCE ha già inasprito la politica monetaria nella sua ultima riunione dell’11 giugno. Anche se la crescita economica nella zona euro è debole, non si ritiene che sia rallentata abbastanza da impedire alla BCE di aumentare ulteriormente i tassi. Le previsioni della BCE mostrano un’inflazione core al di sopra del target in tutti gli orizzonti temporali e in tutti gli scenari, nonostante nel processo si ipotizzino tassi più elevati.
Sebbene non si ritenga probabile che queste previsioni si avverino, si tratta di un segnale importante dell’orientamento della BCE, che per ora rimane restrittivo fino a prova contraria. Per questo motivo, i Bund tedeschi vengono considerati una buona posizione corta, se abbinati a una posizione lunga sui Gilt.
Asset allocation
La modifica principale all’asset allocation consiste nell’aver neutralizzato la visione sul credito societario. Le valutazioni rimangono poco interessanti, ma un contesto macroeconomico favorevole suggerisce che un punteggio neutrale sia la scelta appropriata. Viene invece mantenuta una preferenza per il debito dei mercati emergenti in valuta forte e per i titoli garantiti da ipoteche di agenzie statunitensi.
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