Cosa finanzia davvero un ELTIF?
Dietro ogni strumento finanziario c’è sempre una destinazione concreta del capitale raccolto. Nel caso degli ELTIF, questo aspetto è particolarmente rilevante: non si tratta di investimenti in realtà “remote”, ma di risorse indirizzate verso progetti, infrastrutture e imprese dell’economia reale. Oltre a sapere cosa sono e come funzionano gli ELTIF, è importante comprendere verso quali realtà imprenditoriali vengono convogliati i capitali: è proprio qui che emerge la loro logica di fondo, orientata al lungo periodo e a opportunità d’investimento non accessibili sui mercati quotati.
Capire cosa finanzia davvero un ELTIF consente quindi di coglierne più a fondo la natura e il ruolo all’interno di un portafoglio, non solo in termini di rischio e rendimento attesi, ma anche per l’esposizione a segmenti dell’economia reale difficilmente raggiungibili attraverso altri canali d’investimento.
Cosa viene finanziato: Imprese, asset fisici e innovazione
Il quadro normativo definito dal Regolamento ELTIF 2.0 stabilisce con precisione il perimetro delle attività ammissibili nei portafogli di questi fondi, con l’obiettivo, tra le altre cose, di garantire che il capitale raccolto venga convogliato verso impieghi di utilità strutturale in ottica di sviluppo economico. Anche in funzione di questo, analizzando i “deal-flow” dei gestori ELTIF in attività è possibile identificare tre macro-aree su cui si stanno concentrando le asset allocation:
- Società private
- Asset reali e infrastrutture strategiche
- Progetti green e legati alla transizione digitale
Il sostegno al tessuto imprenditoriale: Private Equity e Private Debt
Il nucleo di un ELTIF è rappresentato da società private definite dal quadro come “imprese qualificate”. Si stima che l’88% delle imprese con fatturato superiore ai 100 milioni di dollari non siano attualmente quotate in borsa. Le società private costituiscono quindi il motore primario della crescita economica e dell’occupazione a livello mondiale, ma rimangono spesso escluse dai canali di finanziamento tradizionali.
In questo senso, un ELTIF interviene tipicamente attraverso due modalità:
- Equity e “Quasi-Equity”: Partecipazione diretta nel capitale di rischio per sostenere fasi di espansione, ristrutturazione industriale o passaggi generazionali all’interno di un’azienda. L’obiettivo è affiancare l’impresa nel suo percorso di crescita, estraendo valore da strategie industriali “moltiplicative”, anche legate ad acquisizioni e consolidamenti a livello settoriale.
- Private Debt: Erogazione di prestiti diretti o acquisto di strumenti di debito emessi da imprese private da parte di intermediari non bancari. Questa asset class si dimostra particolarmente resiliente anche in contesti di tassi elevati: i prestiti sono spesso strutturati a tasso variabile e offrono una naturale protezione dall’inflazione.
Asset Reali e Infrastrutture Strategiche
La destinazione del capitale di un fondo ELTIF può andare a sostenere anche “Asset reali”, cioè una categoria di investimenti che riguarda per lo più progetti con cicli di vita pluriennali, come ad esempio:
- Infrastrutture di rete: Sistemi di trasporto (ferrovie, snodi portuali, aeroporti), reti energetiche (parchi eolici, solari) e infrastrutture di comunicazione digitale, come la fibra ottica o i sistemi satellitari.
- Infrastrutture sociali: Edilizia residenziale pubblica, complessi ospedalieri, scuole e centri di assistenza sanitaria specializzata.
- Beni strumentali: Nautica, aeromobili e macchinari complessi che contribuiscono alla competitività industriale delle rispettive geografie
Tali investimenti sono caratterizzati da elevate barriere all’ingresso e dalla capacità di generare flussi di cassa consistenti e prevedibili, agendo come “stabilizzatori” di portafoglio.
Nuove Frontiere: Investimenti Green e Digitalizzazione
A seguito dell’introduzione della normativa nella sua versione 2.0, è stata sbloccata per i gestori ELTIF la possibilità di investire nei c.d. European Green Bonds. L’obiettivo è quello di ampliare lo spettro di veicoli che vanno a finanziare la transizione ecologica del continente attraverso strumenti che legano i propri rendimenti agli obiettivi di decarbonizzazione del Green Deal. Parallelamente, la revisione normativa ha anche previsto l’inclusione esplicita delle Fintech tra gli investimenti ammissibili, riflettendo la volontà di promuovere la digitalizzazione di settori chiave come quello dei servizi finanziari.
Il legame con l’economia reale: il significato pratico del “Capitale Paziente”
Si definisce “economia reale” il sistema di produzione e distribuzione di beni e servizi che ha un impatto diretto sulla competitività del territorio e sulla vita dei suoi abitanti, Finanziare l’economia reale tramite un ELTIF significa fornire agli imprenditori “capitale paziente”: risorse che non vengono erogate con aspettative di ritorno immediato, ma che accettano di rimanere vincolate abbastanza a lungo da consentire un loro impiego votato alla creazione di valore nel lungo termine.
A differenza del mercato azionario pubblico, dove il prezzo di un titolo può variare istantaneamente e significativamente a seguito, per esempio, di shock geopolitici o in base al sentiment in evoluzione degli operatori, il valore degli asset all’interno di un portafoglio ELTIF rimane stabilmente ancorato ai fondamentali economici. Un ponte o una rete idrica non perdono improvvisamente utilità se la borsa subisce una correzione; il loro valore dipende dalla capacità di servire la collettività e produrre flussi finanziari nel tempo.
Facciamo un esempio per spiegare più efficacemente come i vincoli di liquidità insiti in un investimento in ELTIF siano, di fatto, necessari per garantire stabilità all’imprenditore che ne beneficia. Si consideri il settore agroalimentare delle eccellenze: un ELTIF può, in linea teorica, andare a finanziare la stagionatura di prodotti come il Parmigiano Reggiano o i prosciutti DOP attraverso il finanziamento del magazzino del produttore. L’azienda casearia, o il salumificio, ottengono così la liquidità necessaria, per esempio, per finanziare progetti di espansione internazionale, il tutto senza dover svendere il prodotto prima del raggiungimento del suo massimo valore commerciale.
La necessità del lungo periodo e il premio per l’illiquidità
La coerenza temporale è l’elemento che lega la natura dell’asset di mercato privato alla struttura del fondo ELTIF. Risulta tecnicamente impossibile finanziare la costruzione di un ospedale o la messa a regime di una rete ferroviaria con capitali soggetti a riscatti giornalieri. La stabilità del capitale è la condizione necessaria affinché i gestori ELTIF possano implementare strategie di creazione di valore “paziente” collegate all’economia reale.
Per apprezzare, poi, il rendimento atteso in funzione del rischio di investimenti di questo tipo, è importante comprendere le implicazioni per i sottoscrittori di concetti quali l’illiquidità e il lock-up. Quando si parla di mercati privati, l’illiquidità non va vista come un semplice ostacolo, ma come una caratteristica strutturale: rappresenta l’impossibilità di vendere rapidamente un un asset di mercato privato come un’infrastruttura o una PMI in crescita senza subire forti perdite di valore, poiché questi progetti richiedono anni per maturare.
Il lock-up è invece il vincolo contrattuale che impedisce all’investitore di riscattare le quote per un determinato periodo, assicurando che il capitale rimanga stabile per proteggere sia i progetti finanziati sia gli altri sottoscrittori del fondo. Questo vincolo è diventato più flessibile con l’introduzione della normativa ELTIF 2.0, grazie alle strutture evergreen (semi-liquide) che permettono riscatti periodici; tuttavia, può essere comunque previsto un periodo di detenzione minima iniziale per consentire al fondo di completare i propri cicli di investimento.
Esempi di asset finanziati da un ELTIF


Il ruolo della liquidità: buffer e protezione degli investitori
Vista la natura illiquida degli asset sottostanti, gli ELTIF moderni sono stati progettati con stringenti meccanismi di tutela del sottoscrittore quando si tratta della gestione dei riscatti delle quote. Come spiegato nel dettaglio nell’approfondimento: ELTIF 2.0: cosa cambia, una delle modifiche della normativa ELTIF 2.0 è stata la riduzione della quota minima di investimenti illiquidi dal 70% al 55%, permettendo ai gestori di mantenere fino al 45% del portafoglio del fondo in strumenti liquidi ammissibili (cash, titoli di stato, obbligazioni e azioni quotate).
Questo buffer di liquidità viene calibrato in base alla frequenza delle finestre di riscatto previste dal fondo e agisce come una garanzia essenziale nei confronti dell’investitore:
- Permette di onorare le richieste di riscatto nelle strutture semiaperte (evergreen) senza dover ricorrere alla vendita forzata (fire sale) delle attività reali a prezzi scontati.
- Assicura la stabilità del valore delle quote per i sottoscrittori che rimangono nel fondo in un ciclo di sell-off, prevenendo la distruzione di valore tipica delle uscite disordinate.
Differenze di volatilità rispetto agli strumenti finanziari tradizionali
La volatilità della valorizzazione delle quote di un ELTIF differisce sostanzialmente da quella di un fondo UCITS comune. Mentre i fondi quotati sono soggetti al mark-to-market quotidiano, risentendo immediatamente del sentiment di mercato, gli asset illiquidi vengono valorizzati periodicamente tramite perizie indipendenti (mark-to-model).
Questo processo genera una “volatilità attenuata” (volatility laundering), in quanto il valore della quota riflette l’andamento reale dei progetti e non le oscillazioni umorali del mercato borsistico. Questa peculiarità rende gli ELTIF uno strumento potenzialmente efficace per stabilizzare il portafoglio durante cicli di forte volatilità dei mercati pubblici, offrendo anche una diversificazione più sofisticata rispetto alla ripartizione classica azionario-obbligazionario.

Implicazioni per il portafoglio e conclusioni
L’allocazione di capitale in ELTIF può permettere l’ottimizzazione del profilo di rischio-rendimento all’interno di un portafoglio, estendendo la c.d. “frontiera efficiente” degli investimenti. Tuttavia, in funzione della natura più complessa e illiquida degli asset sottostanti, viene spesso suggerito di assegnare un ruolo “satellite” a questi strumenti in termini di pesi relativi di portafoglio. In questo senso, la letteratura prevalente cita spesso il range del 5-10% per ipotizzare l’incidenza target da ricreare all’interno di un portafoglio ben diversificato quando si considerano impieghi in asset alternativi come gli ELTIF.
Sottoscrivere un ELTIF significa, in ultima analisi, partecipare alla crescita dell’economia reale. Grazie a strumenti di questo tipo, l’investitore può passare da un paradigma finanziario fortemente influenzato dalla transitorietà delle fluttuazioni di borsa a un’allocazione sistematica di una quota dei propri risparmi verso progetti industriali stabili e duraturi. Per approfondire le specifiche strategie di investimento e confrontare i settori finanziati da diversi gestori globali (come J.P. Morgan, BlackRock, Amundi o Apollo), è possibile consultare la documentazione tecnica presente nel catalogo ELTIF di Fundstore.
Investire con consapevolezza in questi veicoli richiede la mentalità del “buon padre di famiglia”: pazienza, attenzione ai fondamentali e visione di lungo periodo. Per chi desidera esplorare le opportunità offerte dai mercati privati, la pagina dedicata agli ELTIF di Fundstore rappresenta il punto di riferimento per l’accesso autonomo e trasparente a soluzioni armonizzate alla nuova normativa europea.
Fonti:
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:32015R0760
https://www.efama.org/policy/eu-fund-regulation/european-long-term-investment-fund-eltif
https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/MEMO_15_4423
https://www.morningstar.com/en-gb/business/insights/research/european-long-term-investment-funds
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