Impatto shock sull’Italia: consumi in caduta, industria in frenata, costi energetici alle stelle. Il rapporto Confindustria
La guerra in Medio Oriente, scatenata dall’amministrazione Trump, è arrivata anche in Europa e colpisce con forza crescente l’Italia. A fotografare il deterioramento del quadro economico è la congiuntura flash di aprile di Confindustria, che disegna uno scenario sempre più preoccupante. Lo shock energetico innescato dal conflitto ha già un impatto significativo sul sistema produttivo e sulle famiglie italiane.
“Il prezzo del petrolio resta alto, nonostante la fragile tregua”, sottolinea il Centro Studi di Confindustria. E i segnali di sofferenza si moltiplicano: la fiducia delle famiglie crolla, anticipando una frenata dei consumi; i tassi sovrani risalgono; le attese sull’industria si abbassano proprio mentre il settore tentava una ripresa; i servizi rallentano bruscamente. Unica nota positiva, per ora, è la tenuta degli investimenti nei primi tre mesi del 2026, ancora sostenuti dalle risorse del Pnrr.
Consumi e risparmio: le famiglie si stringono la cinghia
Nel quarto trimestre del 2025, il tasso di risparmio delle famiglie italiane era sceso al 7,8%, poco sopra il livello pre-pandemia. Ma a febbraio le vendite al dettaglio si sono già contratte dello 0,2%, in particolare per i beni alimentari. A marzo, gli acquisti di auto sono cresciuti appena dello 0,6%, mentre la fiducia dei consumatori è peggiorata bruscamente. Il rischio, secondo Confindustria, è che le famiglie inizino ad accumulare risparmio già nel primo trimestre, con conseguente ulteriore frenata dei consumi.
Industria e servizi in affanno
A febbraio la produzione industriale è aumentata di appena lo 0,1%, insufficiente a recuperare il calo di gennaio (-0,6%). Nel primo trimestre, la riduzione acquisita è già dello 0,5%. Il PMI manifatturiero di marzo si mantiene in zona espansiva (51,3), ma l’attività è sostenuta soprattutto dall’accumulo “precauzionale” di scorte in vari settori, per anticipare aumenti di prezzo. La fiducia delle imprese industriali è in modesto aumento, ma l’impatto della guerra emerge con chiarezza nella brusca flessione delle attese di produzione.
I servizi stavano accelerando a inizio 2026, con la spesa dei turisti stranieri in crescita del 6,3% a gennaio. Ma con la guerra, a marzo l’indicatore PMI dei servizi è caduto bruscamente in zona recessiva (48,8 da 52,3), riflettendo un calo della domanda. Anche in questo caso, le attese sugli ordini sono peggiorate.
Due scenari per i costi energetici delle imprese
Il Centro Studi Confindustria ha elaborato due scenari per stimare l’impatto del caro-energia sulle imprese manifatturiere italiane.
Lo scenario migliore (tregua a giugno, petrolio a 110 dollari in media annua): le imprese pagherebbero 7 miliardi di euro in più rispetto al 2025, con l’incidenza dei costi energetici che salirebbe dal 4,9% al 5,9%. Un aumento pesante, ma ancora gestibile.
Lo scenario peggiore (guerra prolungata per tutto il 2026, petrolio a 140 dollari in media annua): il conto salirebbe a 21 miliardi di euro in più e l’incidenza dei costi energetici balzerebbe dal 4,9% al 7,6%. Una soglia pericolosamente vicina ai livelli critici del 2022 (8,3%), che allora si rivelarono insostenibili per molte imprese. In questo caso, la competitività delle aziende italiane verrebbe erosa sia in Europa che a livello internazionale, considerando che i prezzi di petrolio e gas sono più bassi per le imprese localizzate in altre aree del mondo, in particolare nel continente americano.
Le preoccupazioni principali delle imprese
Un’indagine rapida condotta da Confindustria tra il 18 e il 25 marzo ha chiesto alle grandi imprese associate di indicare i principali ostacoli connessi al conflitto. Le criticità già emerse si concentrano su tre fattori: il costo dell’energia (indicato dal 25% dei rispondenti), i costi di trasporto e assicurazione (21,9%) e il costo delle materie prime non energetiche (18,4%). Guardando al futuro, qualora il conflitto si protraesse oltre un mese, la preoccupazione principale diventerebbe il costo delle materie prime (20,7%), seguito dall’energia (19,4%) e dai costi di trasporto (15,4%). Tra le altre criticità già evidenti spiccano gli ostacoli alle esportazioni (11,2%) e l’aumento del costo dei semilavorati (8,5%), quest’ultimo destinato a crescere di peso in uno scenario di conflitto prolungato (10,3%).
In sintesi, l’Italia si trova di fronte a un bivio. Se la tregua reggerà e il conflitto si concluderà entro giugno, il costo per le imprese sarà pesante ma sopportabile. Se invece la guerra si protrarrà per tutto l’anno, le conseguenze economiche rischiano di diventare insostenibili, con ricadute gravi su competitività, occupazione e crescita.
Fonte: Link
I suggerimenti di Fundstore
Il capitale non investito è soggetto a svalutazione dovuto a inflazione e altri fattori. In attesa del momento giusto per investire, Fundstore ti mette a disposizione un Conto Corrente Web che remunera il tuo capitale a un tasso vantaggioso, senza vincoli e senza limiti. Inizia a risparmiare oggi, scopri di più cliccando Qui
Fundstore Team
Il nostro gruppo di lavoro. Pubblichiamo articoli inerenti il funzionamento e le novità di Fundstore e facciamo una selezione del materiale più interessante che riceviamo dalle società di gestione.
Investi con Fundstore
Grazie a Fundstore puoi investire in modo semplice, autonomo, veloce e a costo zero.
Informativa Privacy