Pubblicato il 16 aprile 2026 su Punti di vista sul mercato

Primo trimestre 2026, la svolta dei mercati: Energetici e Difensivi surclassano la Tecnologia

Il primo trimestre del 2026 ha segnato una netta rottura rispetto agli anni precedenti. Gli investitori hanno abbandonato i settori orientati alla crescita, che avevano fino ad allora guidato il rialzo, per orientarsi verso le materie prime, l’energia e i titoli difensivi. Il fattore scatenante è stato l’acuirsi delle tensioni geopolitiche, in particolare la guerra in Iran, che ha innalzato i prezzi delle materie prime e innescato un ampio riposizionamento dei portafogli.

A differenza dei rialzi generalizzati registrati in passato, i primi tre mesi del 2026 sono stati caratterizzati da una marcata divergenza tra i vari settori. Mentre quelli legati all’energia e alle risorse hanno registrato guadagni eccezionali, i comparti tecnologici e orientati al consumo hanno segnato un ritardo significativo. Secondo gli analisti, questo panorama in evoluzione richiede un approccio più selettivo ed equilibrato.

Energia e materiali: i grandi vincitori

In cima alla classifica delle performance troviamo il settore energetico, con l’indice Morningstar Global Energy che ha registrato un rialzo del 35,08% in euro nel primo trimestre. Si tratta dell’inizio d’anno più forte mai registrato per il settore, a un ritmo che, se mantenuto, potrebbe eguagliare il guadagno annuale del 42,82% del 2022. Per contro, l’indice più ampio Morningstar Global Markets ha registrato un calo dello 0,9% nello stesso periodo.

I solidi rendimenti del settore sono stati determinati da una combinazione di prezzi delle materie prime più elevati, limitazioni dal lato dell’offerta e incertezza globale. Gli investitori hanno orientato i propri capitali verso i produttori di petrolio e gas, attratti dai forti flussi di cassa e dal potere di determinazione dei prezzi. I principali titoli del settore – Exxon Mobil, Chevron e TotalEnergies – hanno registrato nel trimestre guadagni compresi tra il 39% e il 47%.

I settori dei materiali e delle risorse di base hanno seguito da vicino, beneficiando della più ampia ripresa dei prezzi delle materie prime. I titoli di questo comparto possono fungere da copertura contro l’inflazione, poiché il valore delle risorse naturali tende ad aumentare quando i prezzi al consumo crescono. Nel contempo, il settore industriale dovrebbe trarre vantaggio dall’aumento degli investimenti in aree chiave come la capacità elettrica, le infrastrutture per l’intelligenza artificiale e la difesa.

I difensivi tornano protagonisti

Anche i settori difensivi – servizi di pubblica utilità, telecomunicazioni e sanità – hanno registrato rendimenti consistenti. Questi segmenti tendono a offrire una relativa stabilità in periodi di volatilità e sono stati privilegiati dagli investitori durante l’incertezza causata dalla guerra in Iran. Il rinnovato interesse denota un atteggiamento più cauto: di fronte alle incertezze su inflazione e crescita, gli operatori sembrano disposti a rinunciare a una parte del potenziale di rialzo in cambio di maggiore visibilità sugli utili e minore volatilità.

Nicolò Bragazza, gestore di portafoglio per Morningstar Wealth, sottolinea che questa performance “è una testimonianza del loro ruolo utile nei portafogli”, soprattutto perché sono in grado di fornire fonti di rendimento meno correlate. Sebbene il settore sanitario abbia leggermente sottoperformato finora quest’anno, Bragazza afferma che “rimane tra i più attraenti” e continua a rappresentare “un terreno di caccia interessante sia per gli stock-picker che per gli investitori passivi”.

Tecnologia e beni di consumo: i fanalini di coda

I settori con le performance più deboli si concentrano nei comparti orientati alla crescita e sensibili ai consumi. Il settore tecnologico, che aveva dominato il mercato negli ultimi tre anni, ha dovuto affrontare venti contrari dovuti a valutazioni elevate, prese di profitto e un crescente scetticismo sulla sostenibilità delle aspettative di forte crescita. Ciò è risultato particolarmente evidente nei titoli legati all’IA, dove il posizionamento affollato ha portato a ribassi più marcati.

Tra i titoli che hanno registrato le performance peggiori nell’indice Morningstar Global Technology figurano Microsoft (-21,8%) e Palantir (-16,1%), mentre Nvidia e Apple hanno entrambe registrato un calo del 4,7%. “Il settore tecnologico deve essere all’altezza delle forti aspettative di crescita, e qualsiasi minimo cambiamento nella narrativa può determinare oscillazioni significative”, avverte Bragazza. “Gli investitori devono prestare attenzione quando le aspettative sono già scontate nei prezzi, poiché spesso aumentano i rischi di ribasso”.

Anche i titoli dei beni di consumo discrezionali hanno registrato una performance inferiore alla media, risentendo delle pressioni sulla spesa delle famiglie dovute all’erosione dei redditi reali causata dall’inflazione. Nel contempo, il comparto finanziario ha incontrato difficoltà a causa dell’incertezza sui tassi di interesse e di un contesto meno favorevole per i prestiti e i margini.

In sintesi, il primo trimestre del 2026 ha messo in luce un mercato in piena transizione. La leadership settoriale non è più concentrata su pochi nomi tecnologici, e le realtà macroeconomiche – petrolio, inflazione, geopolitica – hanno ripreso a determinare l’andamento dei mercati. Per gli investitori, questo scenario richiede un approccio più selettivo, bilanciato e attento alla diversificazione.


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