Pubblicato il 10 aprile 2026 su Punti di vista sul mercato

Petrolio sotto i 100 dollari, borse rialzano la testa: la tregua di due settimane che riscalda i mercati

I mercati azionari mondiali hanno reagito con un deciso rialzo dopo che Stati Uniti e Iran hanno concordato un cessate il fuoco condizionato della durata di due settimane. La notizia, arrivata poco prima della scadenza fissata dal presidente americano Donald Trump per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ha innescato un forte movimento sui prezzi del petrolio e una impennata delle borse.

L’indice Morningstar Europe ha registrato un balzo del 3,7% nelle contrattazioni mattutine. I titoli dei settori viaggi e tempo libero hanno guidato il rialzo con guadagni a due cifre, mentre quelli del settore energetico hanno subito un calo di entità simile. Anche Wall Street si è mossa in positivo, sulla scia dei forti rialzi registrati in Asia, dove l’indice Morningstar Asia ha guadagnato il 4,6%.

Petrolio in caduta, ma resta sopra i livelli pre-guerra

I futures sul greggio Brent sono crollati del 13% , scendendo a 95 dollari al barile, il livello intraday più basso delle ultime quattro settimane. I futures sul West Texas Intermediate hanno registrato una flessione ancora più marcata (-15%), attestandosi a 96 dollari al barile.

Tuttavia, non bisogna dimenticare il punto di partenza. I prezzi del Brent rimangono superiori di circa il 30% rispetto ai livelli precedenti all’inizio del conflitto. La guerra ha lasciato cicatrici profonde sui mercati energetici, e il solo annuncio di una tregua non basta a cancellare i danni già subiti.

“Sospensione dei bombardamenti statunitensi in Iran ha alimentato nei mercati la speranza che si giunga a un accordo di pace più duraturo e ha provocato questa mattina un forte calo dei prezzi del petrolio”, ha commentato Michael Field, chief strategist sui mercati europei di Morningstar.

Il vero banco di prova: la riapertura dello Stretto di Hormuz

I mercati seguono ora con attenzione l’evoluzione dei negoziati. I colloqui per un accordo più duraturo tra Stati Uniti e Iran dovrebbero iniziare venerdì a Islamabad. Ma la questione più immediata è un’altra.

“La questione più importante per i mercati sarà capire in che misura riprenderanno le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz nei prossimi giorni”, scrivono gli analisti della Deutsche Bank. Le spedizioni attraverso questa via marittima, vitale per l’economia globale, si sono praticamente arrestate dall’inizio del conflitto, cinque settimane fa, bloccando le forniture mondiali di energia e di altri beni essenziali.

In base alla tregua, entrambe le parti hanno concordato di consentire la ripresa del traffico marittimo attraverso lo Stretto, mentre Washington e Teheran avviano i negoziati per un accordo più duraturo. Ma la fiducia degli operatori resta prudente: dopo settimane di guerra, nessuno dà per scontato che il cessate il fuoco reggerà.

Bond e oro: movimenti speculari

Sul fronte obbligazionario, lo yield dei Bund tedeschi a 10 anni è sceso di 0,16 punti percentuali, attestandosi al 2,91%, mentre quello dei titoli di Stato britannici a 10 anni è sceso di 0,19 punti percentuali, al 4,71%. Il calo dei rendimenti riflette le speranze di un miglioramento delle prospettive per l’economia globale.

L’oro ha reagito in modo opposto, salendo del 2,5% a 4.816 dollari l’oncia. Un movimento che potrebbe sembrare controintuitivo in un contesto di riduzione delle tensioni, ma che si spiega con la complessità delle dinamiche in gioco: l’oro rimane un bene rifugio, ma anche uno strumento sensibile alle aspettative sui tassi e sull’inflazione.

La cautela di Field

Nonostante l’entusiasmo, Field ha voluto mettere in guardia gli investitori. “Ci vorrà ben più della semplice speranza perché i mercati azionari recuperino completamente le perdite subite a causa della guerra in Iran, ma la ripresa delle normali forniture di petrolio dalla regione sarà sicuramente d’aiuto”, ha affermato.

Il messaggio è chiaro: il rally di oggi è un primo passo necessario, ma non sufficiente. I mercati hanno bisogno di fatti concreti, la riapertura dello Stretto, il rispetto della tregua, il progresso dei negoziati, per riconquistare la fiducia perduta. E in attesa di questi sviluppi, la volatilità rimarrà probabilmente elevata.


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