Pubblicato il 26 marzo 2026 su Punti di vista sul mercato

Dove investire con la guerra in Iran? Le tre direzioni di Morningstar per la prossima fase rialzista

Mentre la guerra in Iran continua a infuriare e l’esito rimane altamente incerto, gli investitori si interrogano su come orientare i propri portafogli in un contesto di estrema volatilità. Mike Coop, chief investment officer per l’area EMEA di Morningstar, offre alcune indicazioni chiare, che in parte vanno controcorrente rispetto alle reazioni istintive del mercato.

La tesi di Coop si sviluppa su tre direttrici: un cauto disallineamento dal settore energetico, una rivalutazione degli asset difensivi come obbligazioni e oro, e la conferma che l’intelligenza artificiale resta un tema strutturale da non perdere di vista.

Energetici: è già tardi per salire sul carro

All’inizio del conflitto, i titoli del settore energetico hanno registrato performance superiori alla media, con l’impennata dei prezzi di petrolio e gas che si è tradotta in un incremento degli utili attesi. Una tendenza che, secondo Coop, potrebbe proseguire, a meno che non si verifichino danni diretti agli impianti delle aziende.

Ma c’è un avvertimento importante: al momento, investire in energetici è “un po’ tardi”. I prezzi del Brent hanno sfiorato i 120 dollari al barile a metà marzo, e sebbene ci si possa aspettare che rimangano sopra i 100 dollari “per qualche tempo”, appaiono destinati a mantenersi al di sotto dei massimi di 150 dollari e oltre registrati nelle crisi precedenti.

Per chi ha una minore propensione al rischio, la parola d’ordine è quindi diversificazione, tra diverse asset class e valute. Per gli altri, invece, Coop suggerisce un approccio diverso: “Se la situazione dovesse peggiorare nel breve termine, se ci fosse una forte reazione del mercato, credo che la considereremmo un’opportunità”.

Il punto di svolta: quando l’inflazione diventa recessione

Coop individua un passaggio critico, uno “strano punto di svolta” in cui lo shock inflazionistico inizia a incidere negativamente sulla crescita. In un contesto del genere, cambia tutto: non sono più i settori ciclici a trainare, ma gli asset difensivi quelli che possono resistere nel tempo.

Tra questi, Coop include i titoli di Stato, le azioni nei settori dei beni di consumo difensivi, le utility, la salute e i classici beni rifugio come l’oro. Un mix tradizionale, ma che in una fase di conflitto prolungato potrebbe tornare a svolgere un ruolo centrale.

Il conflitto ha già scatenato un crollo sui mercati obbligazionari globali, con i rendimenti in impennata a causa dei rinnovati rischi di inflazione. “Hanno subito una correzione al ribasso poiché gli investitori hanno rivisto le loro aspettative sui tassi d’interesse”, spiega Coop. Ma questo potrebbe essere proprio il presupposto per un ritorno di interesse.

In particolare, le obbligazioni indicizzate all’inflazione, i cui rendimenti si adeguano all’andamento dei prezzi, possono costituire una copertura efficace. “C’è l’impatto immediato. Ma guardando più in là, se si ritenesse davvero che si tratti di uno shock grave, allora si considererebbero alcuni di quegli asset più difensivi come i principali beni rifugio”, aggiunge.

L’IA non passa in secondo piano

Nonostante la guerra continui a dominare i titoli dei giornali e l’andamento dei mercati, Coop mette in guardia dal perdere di vista i temi economici strutturali. “Non bisogna abbassare la guardia quando si tratta dell’impatto dell’IA”, afferma.

L’intelligenza artificiale rimane una tendenza chiave, attirando livelli di finanziamento senza precedenti. E il suo impatto sui mercati è destinato a crescere, anche in un contesto di conflitto. Gli analisti di Morningstar hanno recentemente rivisto al ribasso il rating di diverse società il cui vantaggio competitivo, a loro avviso, sta subendo un’erosione proprio a causa dell’IA.

Tra i settori più esposti figurano il software aziendale, i servizi e la gestione delle retribuzioni, con aziende come Workday, Adobe e Salesforce che potrebbero vedere eroso il loro vantaggio competitivo. “Credo che siano le società più vulnerabili, con bilanci deboli, a essere particolarmente esposte al cambiamento imposto dall’IA”, spiega Coop.

La lezione, in questo caso, è che anche in tempo di guerra non si può ignorare la trasformazione tecnologica in corso. Anzi, la selezione attenta tra chi resisterà e chi verrà travolto dall’innovazione diventa ancora più cruciale.

Un approccio bilanciato

In sintesi, la strategia suggerita da Morningstar per navigare il conflitto in Iran è articolata su più livelli: cautela sui titoli energetici, già cari dopo il rally; attenzione agli asset difensivi, obbligazioni e oro, pronti a beneficiare di uno scenario di recessione; e infine, sguardo sempre puntato sull’intelligenza artificiale, il tema strutturale che continuerà a ridefinire i mercati indipendentemente dall’evoluzione geopolitica.

Per gli investitori, il messaggio è chiaro: la guerra non deve far dimenticare i fondamentali. Anzi, in momenti di incertezza estrema, avere una visione chiara sui trend di lungo periodo può fare la differenza tra chi subisce gli eventi e chi sa coglierne le opportunità.



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