Pubblicato il 12 marzo 2026 su Punti di vista sul mercato

Europa meta preferita per gli investimenti: due aziende su tre la vedono come prima scelta per lo sviluppo estero

Nonostante le tensioni geopolitiche e le incertezze economiche che attraversano il pianeta, per le imprese internazionali l’Europa resta il posto giusto dove essere. A dirlo sono i diretti interessati: i responsabili degli affari legali di aziende statunitensi ed europee, intervistati per l’Europe’s Opportunity Outlook, il nuovo report di Advant, l’associazione europea di studi legali.
La fotografia che emerge è nitida e sorprendentemente ottimista. In un mondo che cambia velocemente, il Vecchio Continente viene percepito come un’ancora di stabilità, un luogo dove investire con maggiore serenità rispetto ad altre aree del globo. E l’Italia, in questo quadro, gioca un ruolo di primo piano.

Otto aziende su dieci pronte a investire

La survey ha coinvolto oltre 800 general counsel in Francia, Germania, Italia e Stati Uniti, tutti operanti in aziende con un fatturato annuo superiore ai cento milioni di dollari. I numeri parlano chiaro: più di otto intervistati su dieci (l’82%) sono convinti che l’Europa possa beneficiare di nuovi investimenti internazionali.
Ma il dato forse più significativo è un altro: per il 66% dei responsabili legali, l’Europa rappresenta la prima meta di sviluppo estero. L’83% prevede di consolidarsi nei mercati continentali già presidiati, mentre l’82% conta di ampliare la propria presenza a nuovi Paesi europei nei prossimi tre-cinque anni.
Una visione condivisa anche dai general counsel italiani: il 69% vede il Vecchio Continente pronto a cogliere opportunità di crescita di matrice globale. La regione viene quindi ritenuta un bacino strategico per tutte le aziende che guardano all’internazionalizzazione.

La stabilità come vantaggio competitivo

Alla base di questa fiducia c’è un elemento semplice ma prezioso: la percezione di affidabilità. L’84% dei rispondenti definisce il contesto europeo stabile e affidabile. Un dato che sale ulteriormente tra gli statunitensi: l’87% ritiene che l’Europa beneficerà dell’espansione globale delle imprese, contro il 71% dei francesi, il 76% dei tedeschi e il 69% degli italiani. In un’epoca segnata da turbolenze, questa percezione di solidità istituzionale diventa un vantaggio competitivo non da poco. Le imprese cercano certezze, e l’Europa, nonostante le sue complessità, continua a offrirle.

Semplificare per competere

Ma non mancano le criticità. La principale, segnalata a gran voce dai general counsel, è la necessità di proseguire con decisione nel percorso di semplificazione e armonizzazione normativa. Questo è considerato l’ambito di intervento prioritario per rafforzare la competitività dell’Unione.
Un intervistato su cinque (il 20%) individua nella semplificazione e in una maggiore uniformità regolamentare le riforme più urgenti. Seguono, nelle richieste, incentivi fiscali più incisivi (16%) e un maggiore supporto all’innovazione (15%).
C’è un timore di fondo: che il quadro giuridico europeo, pur affidabile, rischi di essere percepito come poco agile nel sostenere l’innovazione e il fare impresa. Su questo tema, sono proprio gli italiani a mostrarsi più soddisfatti: il 39% valuta positivamente l’apertura del sistema legale europeo all’innovazione, contro il 33% della Germania e il 31% della Francia.
Guido Fauda, partner di Advant Nctm e membro dello Steering Group di Advant per l’Italia, sintetizza bene il dilemma: “L’UE ha fissato obiettivi chiari per stimolare la competitività, semplificando la regolamentazione e allineando le politiche. Ma resta da vedere se queste azioni saranno effettivamente sufficienti e rapide. Il rischio è che volume e complessità della normativa possano svantaggiare le imprese operanti in Europa rispetto a giurisdizioni con regole meno onerose”.

AI e cybersecurity: la nuova frontiera

L’indagine dedica ampio spazio ai temi dell’intelligenza artificiale e della cybersecurity, che emergono come priorità sia sul piano regolamentare che su quello operativo.
Il 41% dei rispondenti indica l’AI come un’area che richiede un intervento normativo urgente, anche alla luce del ritardo strutturale dell’Europa rispetto a Stati Uniti e Cina. Il 38% segnala invece la cybersecurity, in un contesto in cui il continente è ampiamente considerato un obiettivo primario della criminalità informatica.
Parallelamente, il 42% considera questi ambiti tra i principali rischi interni per i team legali, chiamati a garantire compliance e gestione del rischio in un contesto tecnologico in rapida evoluzione. Interessante notare come gli italiani mostrino un orientamento più positivo verso l’innovazione e l’AI, percepita solo dal 38% come una possibile minaccia al lavoro quotidiano.

General counsel sempre più strategici

Il report evidenzia infine l’evoluzione del ruolo dei responsabili degli affari legali, sempre più coinvolti nelle decisioni strategiche delle imprese. Il 72% afferma di supportare regolarmente il management nelle valutazioni dei rischi geopolitici, confermando un ampliamento delle responsabilità ben oltre la tradizionale funzione legale.
In questo scenario, l’innovazione tecnologica diventa anche un fattore distintivo nella scelta dei consulenti legali esterni. Il 36% dei general counsel afferma che l’uso della tecnologia, inclusa l’AI, incide in modo significativo sulla selezione degli advisor esterni. Tra gli italiani, la percentuale sale al 40%.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il messaggio è chiaro: c’è fiducia, c’è interesse, ci sono capitali pronti ad arrivare. Ma per trasformare questa fiducia in investimenti concreti, serve accelerare su semplificazione, innovazione e sicurezza. La finestra di opportunità è aperta. Resta da vedere quanto tempo rimarrà così.


Fonte: Link


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