Pubblicato il 5 marzo 2026 su Punti di vista sul mercato

Petrolio: perché non è ancora salito a 100$ nonostante la guerra in Medio Oriente?

La guerra in Medio Oriente non è mai solo una faccenda di petrolio, ma certo l’andamento del greggio è sempre stato uno dei termometri più sensibili delle tensioni in quella regione. Eppure, questa volta qualcosa di diverso sta accadendo. Nonostante il conflitto in corso, il prezzo del barile non ha ancora raggiunto quel livello simbolico e psicologicamente importante di 100 dollari. Dall’inizio dei combattimenti, l’aumento si è fermato a circa il 30% , un rialzo che impallidisce se paragonato agli storici shock petroliferi del passato.

Per capire la portata di questa anomalia, basta fare un passo indietro nel tempo. L’embargo del 1973-74 fece impennare i prezzi del 260%. I disordini seguiti alla rivoluzione iraniana del 1979 determinarono un balzo di circa il 160%. E l’invasione irachena del Kuwait nel 1990 innescò un aumento del 180%. Oggi, con un conflitto che infiamma il cuore di una delle aree petrolifere più strategiche del pianeta, il mercato sembra quasi prendere la notizia con una certa filosofia. Perché?

Il mondo è cambiato: meno dipendenza dal greggio mediorientale

La spiegazione più convincente è anche la più semplice: il mondo non è più quello di cinquant’anni fa. Le economie sviluppate, e in particolare gli Stati Uniti, hanno ridotto drasticamente la loro dipendenza dal petrolio mediorientale. Oggi gli Stati Uniti sono il primo produttore mondiale di greggio, un titolo che fino a pochi anni fa sembrava impensabile. Nuovo petrolio sta arrivando sul mercato da Guyana, Brasile e Canada, diversificando le fonti di approvvigionamento globale.

Ma non è solo una questione di produzione. C’è anche un fattore politico di primo piano: la Casa Bianca, in vista delle elezioni di medio termine di novembre, ha un fortissimo incentivo a tenere sotto controllo l’inflazione. E qualsiasi aumento sostenuto dei prezzi petroliferi viene stroncato sul nascere anche grazie ai rilasci strategici dalle Riserve Petrolifere degli Stati Uniti, un’arma che in passato non esisteva o non veniva utilizzata con questa sistematicità.

Lo Stretto di Hormuz: il vero tallone d’Achille

Detto questo, gli analisti mettono in guardia: la calma apparente potrebbe durare finché non viene toccato il vero punto nevralgico del sistema. Se lo Stretto di Hormuz, quel passaggio obbligato attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, dovesse rimanere bloccato anche solo per due settimane, alcuni paesi del Golfo esaurirebbero le scorte e sarebbero costretti a chiudere la produzione nei loro giacimenti. In quello scenario, il petrolio volerebbe ben oltre i 100 dollari al barile.

Per ora, però, l’ipotesi di un blocco prolungato resta piuttosto remota. Come spiega Wang Zhuwei, ricercatore del trading petrolifero di S&P Global Energy, lo scenario base prevede che il Brent rimarrà nella fascia tra gli 80 e i 90 dollari al barile, a patto che le spedizioni via Hormuz possano essere ripristinate in tempi relativamente rapidi. Un’interruzione prolungata, invece, cambierebbe radicalmente le carte in tavola.

Le previsioni a breve termine: possibile accelerazione

La situazione sul campo, però, rimane incandescente e una de-escalation non sembra all’orizzonte. Nel breve termine, gli analisti prevedono che i combattimenti continueranno, e con loro le tensioni sui mercati.

La previsione più realistica, secondo Carlos Bellorin, analista della società di dati energetici Welligence, è che “se si osserva l’andamento e l’evoluzione della situazione, è possibile che il petrolio salga oltre i 95 dollari entro la fine della settimana”. Non i fatidici 100 dollari, quindi, ma comunque un livello che riaccenderebbe le preoccupazioni sull’inflazione e sulle prospettive di crescita globale.

In attesa di capire come evolverà il conflitto, una lezione sembra chiara: il mercato petrolifero è cambiato profondamente, e le vecchie regole che legavano ogni tensione mediorientale a un’impennata dei prezzi potrebbero non valere più come un tempo. Ma attenzione, perché la storia insegna che quando il greggio decide di muoversi, lo fa sempre all’improvviso.


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