Le banche centrali continuano a comprare oro e rafforzano il trend del metallo prezioso
L’oro continua a rafforzare il suo ruolo centrale nei portafogli istituzionali e nelle riserve ufficiali. Dopo un rialzo superiore al 60% nel 2025, che aveva già fatto seguito al +27% dell’anno precedente, il metallo prezioso ha aggiornato più volte i massimi storici e oggi si muove su livelli elevati, oscillando tra l’area di resistenza compresa tra 4.350 e 4.400 dollari l’oncia e un supporto attorno a quota 3.900.
Alla base di questa forza non c’è solo la domanda degli investitori privati, ma soprattutto il comportamento delle banche centrali, sempre più orientate a incrementare le riserve auree come alternativa alle valute dei Paesi sviluppati e ai titoli di Stato statunitensi.
Secondo Marc Seidner, CIO delle strategie non tradizionali di PIMCO, la domanda di copertura dall’inflazione, la ricerca di protezione geopolitica e la necessità di diversificare dal dollaro hanno consolidato il ruolo dell’oro come asset strategico. Oggi, sottolinea Seidner, le banche centrali detengono complessivamente più oro che Treasury USA, un segnale chiaro di come la gestione delle riserve stia cambiando. Il congelamento delle riserve russe nel 2022 ha accelerato questa dinamica, spingendo molti Paesi a privilegiare un bene percepito come politicamente neutrale. In questo contesto, PIMCO ritiene plausibile un ulteriore apprezzamento del prezzo dell’oro superiore al 10% nel corso dell’anno.
Il trend è confermato anche dai dati sugli acquisti ufficiali. Michael Palatiello, CEO di Wings Partners, ricorda come la Cina sia arrivata al tredicesimo mese consecutivo di accumulo, portando il totale a oltre 74 milioni di once dall’inizio di questo ciclo, avviato nel novembre 2024. Un segnale che rafforza la percezione di un sostegno strutturale alla domanda.
Una visione condivisa dagli analisti del World Gold Council, secondo cui la combinazione di tassi di interesse più bassi, dollaro più debole e maggiore avversione al rischio crea un contesto favorevole al metallo prezioso. In uno scenario di rallentamento economico, l’oro potrebbe registrare nel 2026 un rialzo compreso tra il 5% e il 15%, sostenuto anche dall’ingresso di nuovi investitori istituzionali come compagnie assicurative cinesi e fondi pensione indiani.
Sempre più operatori iniziano inoltre a considerare l’oro come un’alternativa diretta alle valute dei mercati sviluppati. Francesca Fornasari, Head of Currency Solutions di BNY, sottolinea come le banche centrali globali detengano oggi una quantità di oro paragonabile a quella del 1965, quando il dollaro era ancora pienamente convertibile in metallo prezioso. Un dato che evidenzia il progressivo ridimensionamento del ruolo delle valute tradizionali come unica ancora di stabilità.
Guardando al 2026, il quadro geopolitico resta un elemento determinante. Salman Ahmed, Global Head of Macro and Strategic Asset Allocation di Fidelity International, si attende un aumento della volatilità geopolitica e vede nell’oro uno strumento capace di offrire protezione in fasi di incertezza. Anche la politica monetaria gioca un ruolo chiave. Secondo Ned Naylor Leyland, Investment Manager Gold & Silver di Jupiter AM, eventuali tagli dei tassi da parte della Federal Reserve ridurrebbero i tassi reali, con un effetto generalmente positivo per il prezzo dell’oro.
Un’analisi più prudente arriva da Assiom Forex, che riconosce come i nuovi record siano stati sostenuti da domanda di beni rifugio, acquisti delle banche centrali, aumento del debito globale e maggiore liquidità. Tuttavia, nel breve periodo non si esclude una fase di consolidamento, con prezzi medi attorno ai 3.800 dollari nel 2026, prima di una possibile ripresa negli anni successivi. In quest’ottica, l’oro resta soprattutto uno strumento di protezione del capitale nel lungo periodo.
Una sintesi condivisa anche da Francesco Bergamini, responsabile dell’ufficio di rappresentanza italiano di Freedom24, secondo cui l’oro rappresenta una vera e propria assicurazione strutturale contro shock geopolitici, sorprese inflazionistiche e fasi di turbolenza dei mercati. Per questo, una posizione contenuta ma stabile in oro appare oggi coerente in un portafoglio di lungo periodo, più come elemento difensivo che come scommessa speculativa.
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