Pubblicato il 5 febbraio 2026 su Punti di vista sul mercato

Piazza Affari a record storico, ma resta un gigante dai piedi d’argilla

Nonostante abbia chiuso il 2025 con una capitalizzazione record di 1.077 miliardi di euro, Piazza Affari rimane un mercato sottodimensionato rispetto al potenziale dell’economia nazionale. A fotografare questa contraddizione è il rapporto “Capital markets in Italy” di Consob, che evidenzia come il listino italiano valga appena lo 0,8% del mercato mondiale, a fronte di un PIL che rappresenta oltre il 2% del totale globale. Il risultato è un’anomalia: mentre i corsi azionari volano, le fondamenta del mercato mostrano fragilità strutturali, a partire dal numero di società quotate, sceso ormai sotto la soglia delle 200.

Il nodo quotazioni e liquidità: un circolo vizioso

Lo studio dell’Authority evidenzia un trend preoccupante: dal 2010, il saldo tra nuove ammissioni e uscite dalla borsa è negativo di circa 96 miliardi di euro (72 solo negli ultimi 5 anni). Questo “erosione” si accompagna a un calo della liquidità. Sul listino principale, Euronext Milan, il rapporto tra controvalore scambiato e capitalizzazione (un indicatore di liquidità) è sceso in media dal quasi 100% del 2015 all’88% del 2025. Un contesto reso più fragile dall’alta concentrazione: le prime 10 società per capitalizzazione oggi rappresentano il 55% del totale, contro il 37% di dieci anni fa.

La crescita alternativa del Private Equity

Mentre la borsa fatica ad ampliarsi, cresce il ruolo del private equity come canale di finanziamento per le imprese. In Italia, gli investimenti in private equity sono aumentati del +17% nella prima metà del 2025. Negli ultimi dieci anni, le risorse fornite alle aziende italiane da questo settore sono state quasi il triplo dei proventi totali raccolti dalle Ipo sui mercati regolamentati italiani, segnalando una fuga delle imprese verso finanziamenti meno “pubblici”.

La chiave di volta: mobilitare il grande risparmio delle famiglie

La soluzione per far crescere il mercato dei capitali italiani, secondo l’analisi, è a portata di mano: mobilitare l’ingente ricchezza finanziaria delle famiglie, che a fine giugno 2025 ammontava a 6.148 miliardi di euro. Oltre un quarto di questa ricchezza (26%) è ancora fermo in contanti e depositi bancari (vs. l’11% degli USA). Solo l’8% è investito in azioni, una quota che lascia ampio spazio di crescita se si considera la propensione al rischio e la ricerca di rendimento nel lungo periodo.

Risparmio gestito e fondi pensione: potenziale inespresso

Anche l’industria del risparmio gestito nazionale ha margini di sviluppo. Con un patrimonio pari al 70% del PIL, è lontana dai livelli di Paesi come il Regno Unito (350%). Inoltre, solo il 7% degli asset gestiti è investito in azioni italiane, un dato che limita il sostegno al mercato domestico. Stesso discorso per i fondi pensione, i cui attivi rappresentano il 9% del PIL (in linea con Francia e Germania), ma ben lontani dai benchmark di Paesi Bassi (146%) o Svezia (51%).

La strada da percorrere: semplificazione e incentivi

Il rapporto Consob sottolinea infine l’importanza delle riforme regolatorie per stimolare il mercato. Un esempio positivo sono le semplificazioni per le emissioni obbligazionarie: nel 2025, queste hanno rappresentato il 14% del totale delle obbligazioni societarie quotate, contro una media del 3,5% del decennio precedente. La direzione è chiara: per colmare il gap e sostenere la crescita economica, servono politiche che indirizzino il risparmio privato verso gli investimenti finanziari e rendano più appetibile la quotazione per le imprese.

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